Buongiorno. Andiamo lavori. Ah, raga, io ste cose non le capisco perché per me fatto. Zitti, zitti tutti. Triennio particolarmente ricco questa mattina e quindi ringrazio i ragazzi collegati, docenti che hanno avuto questa particolare attenzione per la tematica all'interno della temata mondiale della violenza del genere e nello stesso momento anche un momento dizione che i nostri relatori porteranno e cianno all'interno delle vostre classi questa mattina continuiamo una posso lasciare se non purtroppo storica staando la magistrata del Tribunale Fermino di Milano perché ha avuto davvero un problema importantissimo e quindi le siamo molto vicine in questo momento. Non potrà partecipare però chiaramente sarà finito presente per noi anche nelle prossime occasioni. Cercheremo il più possibile di anche di rispondere aare domande nel momento del didbattico e cercheremo anche di rivolgere avuto una storia che è iniziata proprio con Sabina di Taranto, con il mio desiderio di di parlare di violenza di generi di reati sui minori ormai 3 anni fa e per 2 anni 3 anni abbiamo proprioato laione spiegando di Genovi. Poi proprio ai docenti, ai giovani che siano abbiamo pensato di inserirci all'interno di un percorso di approfondim che è stato quello della violenza economica che ha generato un progetto che c'è nelle scuole e che è in contrasto a violenza economica come problema di cui si parla troppo poco. L'anno scorso abbiamo approfondito questo problema della violenza economica anche attraverso un altro fenomeno sociale che è quello del gender e l'abbiamo fatto con Francesca Bianchi, una sociologa dell'Università di Siena che ci ha raggiunto quindi portandoci dei dati davvero Domani oggi noi, ma proprio sulla scorta delle indicazioni che i giovani pensatori da un lato, professori dall'altro ci hanno confesso abbiamo pensato di lavorare sulle spe, quindi sul parlare con anche sui social, perché è ormai un allarme che ricopre un po' tutta la nostra quotidianità, le nostre vite e io ho colto proprio da un incontro meraviglioso questa scorsa con la professoressa Pitbi che è qui, Raffaella Pitbi, filosofa dell'Università della Fuscia, arriva da Roma e naturalmente poi avrò modo di presentarvela in maniera più precisa ehm perché durante una sua una sua lezione di formazione per gli insegnanti di filosofia, lei ci ha presentato questo meraviglioso lavoro che è questo libro Di cosa parliamo quando iamo con odio che lei ha curato con Diego Femia che si trova proprio qui, anche lui ricercatore nell'ambito della filosofia dell'università appunto della Tusha. E in questo caso l'obiettivo di questo di questo lavoro è chiaramente quello di soffermarsi sulla ehm sul problema del discorso d'odio, ma non solo. Detto questo, la Scusatemi, ma poi la pianta lì, eh Detto questo, il riferimento di questa mattina è quindi quello di puntare l'attenzione in maniera molto sintetica sulla differenza per quanto mi riguarda adesso per voi, sulla differenza tra odio, discorso d'odio e discorso di incitamento all'odio che porta all'azione. Noi lavoreremo su questo fronte questa mattina, poi ci concentreremo grazie allaavata civilista Stefania Passiu che ha sempre collaborato con noi su un aspetto normativo puntuale che quindi ci mostrerà e ci dimostrerà cosa significa libertà d'espressione, cosa significa responsabilità di libertà d'espressione. E poi ci sarà il l'intervento di Valerio Moretti psicopedagogista con una formazione che poi vi racconterò che io ho incontrato dentro la mia strada e che ringrazio o per la grande professionalità e ho inserito all'interno di questo tavolo proprio quest'anno m e lei invece si sfermerà su questa promozione che possa un'azione distruttiva soprattutto nelle coppie di questa è una tematica, voi l'avete già avvertito, no? Particolarmente intensa. Il nostro impegno è quello stato di fare il punto della situazione, di capire bene Cosa significa un discorso d'Idio? Nonostante non ci sia una definizione precisa per cui c'è una questione definitoria aperta. Pertanto è difficile parlare di un reato se non c'è una definizione e nello stesso momento capire insieme e per questo vi aiuto perché poi ci sarà il prossimo anno con un proseguo e voi mi dovete aiutare per capire quale attività noi possiamo svolgere insieme e anche per le persone e i giovani che arriveranno dopo di voi. all'interno di quest'aula per capire come possiamo appunto intervenire, cosa possiamo fare nella nostra dimensione quotidiana di anni, concretamente per cambiare le cose. E questo è il nostro impegno e questa è quella dimensione che io apro ovviamente anche a tutti i giovani pensatori che ci stanno ascoltando e questa è una dimensione aperta davvero a tutti. Nessuno escluso matti femmin spiegava c'è anche violenza che parte dalle femmine nei confronti dei maschi e quindi è un mondo violento, ma noi non vogliamo per il nostro futuro un mondo violento, né per il vostro futuro di adulti né tantomeno per il futuro delle dei giovani che arriveranno, no? Allora, come possiamo intervenire stamattina? Ci lavoriamo. Allora, in questo modo io eh inizio con il presentare Petrini per non sbagliare, anche se in realtà ormai è un'estate intera che leggo e scartabello le loro attività. Allora, Raffaella Petrini insegna teoria e filosofia del linguaggio all'Università della Tuscia a Roma sostanzialmente Viterbo è proprio la sede dove ha ricoperto anche degli incarichi amminist sportive insegnato nell'Università di Cassino, Cosenza e la Sapienza di Roma e come professoressa facoltà di filosofia dell'Università Antoniana di Roma. Ha coordinato la sezione diritto di quadro dellaioni, ha diverso di ricerca linguaggio della sfera pubblica ed è la responsabile di progetto di un progetto molto interessante che questa mattina verrà presentato che è il progetto Cielo senza la Cielo. cioè conoscenza e educazione per il contrasto al linguaggio dell'ordo. Un progetto molto simile al progetto dei giovani pensatorienta proprio, nel senso che hanno costruito lei e il professor Temia una rete di scuole con cui loro collaborano costantemente e voi potrete trovare le informazioni di questo progetto direttamente nel web con dei materiali davvero interessanti. Ehm, ovviamente all'interno le sue ricerche sono dedicate alla teoria dei linguaggi, alla storia delle idee linguistiche con particolare riferimento all'antichità classica, infatti poi ve ne accorgerete subito, eh, e naturalmente all'analisi del discorso il nostro professor Diego Temia che è coautore con Raffella Petridi del libro Di cosa parliamo quando parliamo con odio eh è un ricercatore ormai penso che sia già un docente, no, di filosofia, sì, ormai c'è, e teoria dei linguaggi presso il Dipartimento di Studi Linguistico-Lterari, storico-filosofici e giuridici dell'Università della Tusha. Si occupa di analisi dei media di prospettiva semiottica e collabora chiaramente con il progetto Cielo della professoressa Petresi. Io ringrazio entrambi per essere qui stamattina, per la vostra disponibilità e la vostra profession che i giovani pensatori potranno godere proprio grazie al vostro impegno, al vostro contributo. Quindi avvio i lavori ufficialmente e iniziamo questa giornata insieme. Ringraziamo. Diglio voce Sono sono qui. Allora, buongiorno a tutti. Grazie agli organizzatori, grazie alla professoressa Barile per questo invito. Devo dire molto gradito perché, come ci ha spiegato poco fa, una parte importante del nostro progetto sul linguaggio dell'odio è proprio quella di dare portare i i risultati che abbiamo potuto ottenere proprio a alle persone più direttamente interessate, cioè ai giovani, le nuove generazioni che a cui diamo la speranza di cambiare le cose perché se ci sono cose che non vanno è chiaro che sarà importante lavorarci sopra. Ehm e due piccole m questioni organizzative. Se ci sono abbiamo io cercherò di restare nei tempi, anzi mi sforzerò assolutamente di restare nei miei 20-25 minuti e quindi vado un po' di corsa o qualunque cosa che non capite sia qui che a casa, che non sia chiaro, interrompetevi. e chiedetemi che cosa vuole dire, oppure non ho capito, ripeto, oppure qualunque dubbio che vi venga in mente perché è un modo di portare avanti insieme la cioè se qualcuno resta con un dubbio si blocca. Quindi tranquillissimi, interrompetemi senza nessuna difficoltà. Dico ai grandi e i principi insomma e anche a quelli da casa, no? Da da da scuola. E questa è la prima cosa e vi faccio vedere delle slide che chiedo a a chi è bravo a farlo di mangiare. Voglio notare che appuntiamo le idee incomincio. Se parto le slide, incomincio subito e dicendovi una prima cosa, ehm, non sta manovrando. Sì, stanno arrivando. Allora, il problema fondamentale da cui siamo partiti per questo progetto Cielo di cui vi ha parlato la professoressa Barile e di cui trovate poi ve lo dirà, tutti i materiali onine, eh è proprio quello che diceva la professoressa, ci sono tantis sappiamo tutti che esiste l'odio nelle nostre società, anche esiste un linguaggio del sta vivendo che è presentissimo dovunque, soprattutto onine questo. Ecco, sono meravigliosamente e però le sono più giuste così con me così. No, è andata. E una cosa straordinaria di tutte queste ricerche, studi, attenzioni, problemi, discussioni che si fanno sul linguaggio dell'odio è che quando uno chiede sì, ma qual è il linguaggio dell'odio? A parte il fatto di indicare di unino e coloco non è necessario quali sono le parole e non c'è altra definizione, dice la no. Se dovessimo poi creare una su qualche percorso di sanzione al linguaggio dell'io ci manca proprio la definizione. Che cos'è il linggio dell'odio? Quand'è che è odvio? Quante volte noi litigiamo con i nostri cari e gli diciamo "Stupido, non hai capito niente". È odio, no? Cioè è quell'odio brutto, cattivo, che incattivisce le nostre società e che a volte si traduce molto spesso, purtroppo, in certi casi, è una violenza fisica. Ecco, dobbiamo distinguere tra il diciamo la discussione veemente, no? La discussione emotivamente forte dall'odio delle persone, perché la discussione emotivamente forte non la possiamo portare all'aria, cioè nessuno di noi sarebbe capace di privarsi di una parte della nostra emotività. Non è possibile. Non è possibile. Ed è normale perché 5 minuti dopo diciamo scusa e non non volevo dire questo, ma no. facci una passeggiata, mentre invece l'udio, quello che chiamiamo linguaggio d'odio, è una cosa grave, nel senso che mina, distrugge, le fondamenta delle del nostro vivere insieme perché l'odio è la distruzione dell'altro definitiva, però quindi dobbiamo la prima cosa che dobbiamo fare è prima imparare a distinguere queste due cose e lo volevo fare oggi partendo dalla misoginia e vedete le domande a cui cercherò di dare qualche risposta sono queste, che cos'è e che cosa la distingue dalle altre forme di odio. Io posso andare avanti da qui, eh qui sì, perché le forme di odio lo sapete meglio di meno, queste sono proprio eh diciamo appunti di cose che sappiamo tutti. Sono tante, non tantissime, cinque. Quindi sono cinque forme in cui il linguaggio di odio si manifesta a seconda del target, cioè della della sono nella fascia di persone, del tipo di persone colpite da queste da queste, diciamo, aggressioni verbali verbali. Allora, odio, misoginia ci dà l'opportunità di risire ad una tradizione di odio e di studio dell'odio che è quella greca, perché viene da misos, l'odio è il misos. E e notate la prima cosa, la prima cosa strana Questa concettualizzazione dell'olio verso il primo tipo di olio d'attacco alle donne è antiis. Ah, perfetto. Per ehm ed è addirittura si è addirittura sedimentata del nome di questo tipo di odio. Misogenia misos guineè guineè donna odio contro le donne che già comincia ad avere una certa età perché i greci stiamo parlando dei greci classici bagnali 2000 300 2400 anni fa e già questo ci dà una la prima distinzione tra tutte queste eh come dire manifestazioni dell'ordo. Noi ci concentriamo sulla misogia per ovvie ragioni, perché questa è la giornata in cui dobbiamo riflettere su esattamente sulla misoginia, sulla sulla condizione per cui nelle nostre società contemporanee le donne hanno una condizione, sono in una condizione a volte pericolosa. Dopodiché c'abbiamo l'attacco all'individuo di di questa tipologia di odio si allarga ogni giorno. Sono attaccati i professori, gli infermieri dell'ospedale, no? Quindi l'attacco all'individuo può essere molto vario. Il razzismo, che anche questo una un odio di tradizione, diciamo così, come la xenofobia e poi lo speech propriamente detto, cioè il linguaggio di incitamento all'odio, cioè quella forma di pubblica usata da chi ha potere in qualche modo per convincere chi lo segue che un certo target va eliminato. Un uso, diciamo, specie è l'uso politico dell'ob, d'accordo? Allora, questa è la tipologia di cui possiamo su cui possiamo attestarsi attestarci e ognuna è un pochino diversa dall'altra, ma vediamo di capire da dove vengo. fuori quest'odio. Ricordatevi di interrompermi ogni volta che volete. Allora, le nostre società democratiche sono, lo sappiamo, costruite sul criterio dell'uguaglianza. Siamo tutti uguali, siamo uguali davanti alla legge, ma siamo uguali anche quando camminiamo per strada per le cose che possiamo fare. Tutti possiamo fare le stesse cose, d'accordo? E le nostre società democratiche sono costruite, possiamo dire, sullo spazio dell'uguaglianza. Non c'è un caso. nelle nostre società democratiche, volete che torni indietro? Ehm, accade anche questo. Accade, cioè quello che dicevo all'inizio, ci sono degli spazi creati dal linguaggio dell'odio, dal discorso d'odio, che sono spazi di diseguaglianza nelle nostre società democratiche. Noi oggi, nel 2025, quasi nel 26, Quindi XXo secolo, vediamo che il criterio fondamentale della nostra vita comune è disatteso. Ci sono zone in cui si creano delle diversi disuguaglianze, ma disuguaglianze radicali, nel senso che quello che io posso fare per strada, perché è mio diritto, non lo posso fare più. In un certo momento, quando qualcuno mi colpisce col linguaggio dell'odio, io non lo posso più fare. Ora, tra le cose fondamentali che l'uguaglianza ci consente di fare è parlare. Parlare, avere diritto di parola, come si dice, no? Questo lo sappiamo tutti, non sto dicendo niente di nuovo. Lo spazio della diversità si connota proprio come tu non hai il diritto di parlare, cioè tu sei fuori o no? Se il mio il mio parlare può essere non soltanto quello che sto facendo ora, ma per esempio io parlo votando, parlo partecipando alle manifestazioni pubbliche. Parlo godendo proprio della vita associata in tutte le sue occasioni. Quando io sono cado qualche un discorso dell'odio mi fa cadere nella nello spazio della diversità, la prima cosa che perdo è proprio il diritto di dire la mia. In qualche modo mi si colpisce in quella che è la prima manifestazione della vita democratica, il diritto di parola. Chiaro? Su questo deve essere molto chiaro. Quando noi parliamo di linguaggio dell'odio dobbiamo capire qual è il danno. Il danno prima di essere fisico è, come dire concettuale, simbolico, democratico. È il danno di essere buttati fuori o qualcuno tenta di farlo, dalla consesso democratico, cioè dalla nostra vita quotidiana. Perché questo? Perché l'odiatore è particolarmente cattivo. Sì. Perché l'odeatore è uscito di testa? Perché è prepotente? Eh. Allora, è facile rispondere così, sarebbe facile anche risolverlo, basta punire l'odiatore e dire "No, queste cose non le puoi dire". Però qui intervengono due difficoltà. Cosa non posso dire? Cretino, come faccio ad ottenere lo spazio della diversità? In che modo? Qual è perché il linguaggio a un certo punto diventa così, diciamo così, eh eh pericoloso nel senso di produrre quel Questa cosa qui. Allora, la risposta spirita, l'odio è un fatto culturale. Viene da una cultura antichissima che io ho citato quando parlavo di misos, vi ricordate? Delle radici greche, delle radici, diciamo, democratiche. L'odio è il linguaggio di una cultura ben precisa che è la cultura delle società tribali che si basano non sulla uguaglianza quella che abbiamo visto prima, ma si basano sulla prevaricazione da parte del più forte. Chi è più forte prevarica sull'altro. La cultura grifale è una cultura primitiva, no? Nella Grecia classica dove lavorava Platone, Aristotele, forse qualcuno di voi si ricorda e era quella la cultura tribale. È una cultura in cui i gruppi di potere si contrastano a morte. nel senso che chi vince caccia via o uccide il nemico eh per la gestione del potere e vince chi è più forte, che ha più potenza fisica, potenza economica e così via. In questa cultura non esiste l'uguaglianza. Abbiamo detto che è forte comanda, vince, decide della vita degli altri. Non esiste l'uguaglianza di genere. Le donne non hanno la stessa libertà degli esseri umani maschili, ma hanno un ruolo su ordinato. Il diritto di parola è riservato a pochi, non è affatto una regola generale e chi non appartiene alla tribuna del capo è un nemico da eliminare, distruggere, cacciare, distruggere Pericle, che tutti ci ricordiamo come un grande democratico, era un fazioso, era il rappresentante di una parte politica che vince, manda in esilio i nemici o li uccide. Mandare in esilio significa buttare fuori dalla città, dallo Stato e a sua volta poi subisce più o meno la stessa sorte quando perde. Quindi la cultura tribale è un qualcosa di molto precisamente collocabile nel tempo della nostra tradizione democratica, anche cioè che poi ha condotto la democrazia che non lo era, era tribale. Ei nel caso della misogia è vero. La figiazione è diretta. Le donne contano meno torno indietro. Non esiste uguaglianza. Le donne oggi c'è qualcuno che continua a pensare in termini tribali. Ora piccolissima digressione, tanto un minuto lo dedico. Come siamo usciti fuori dalla cultura tribale? Che è la cultura democratica? Sapete che è stato il primo a formulare, ovvero la previsione della professoressa Marile. Il primo a formulare l'idea di una di una società democratica nel senso moderno del termine è stato proprio Platone, cioè uno dei greci classici che viveva in un contesto tribale e a cui il contesto tribale non piaceva. Se leggete, se vi capiterà, di avere qualche informazione sulla Repubblica di Platone, la Politeia in greco, leggerete che lui ha inventato Uno, la scuola pubblica. E perché la scuola pubblica? Perché se io sono educata in una famiglia tribale imparo il tribalismo, cioè imparo a riconoscere quella persona lì come la mia nemica perché è nemica di mio nonno, di mio bisnonno, eccetera, eccetera. Ma se io vado nella scuola pubblica e lì sono alla pari con tutti. Quindi l'educazione dei bambini va fatta nella scuola pubblica, dice Platone, perché altrimenti ripetono le stesse strutture, le stesse e soprattutto Platone eh ha cancellato il numero di alla scuola pubblica andavano maschi e femminili e poi ognuno crescendo sceglieva quello che avrebbe voluto fare da grande. Oh, Platone dice questa è un'utopia, è un progetto bellissimo, ha cercato anche di realizzarlo e ha corso il rischio di essere ammazzato perché naturalmente non era facile all'epoca, però le sue idee nei secoli, no? Nel fine 700 l'Illuminismo, vi ricordate? 800 le democrazie oppure le monarchie costituzionali. Infine nel 900 fine 800 900 le democrazia. Quindi l'idea di Platone ci ha penso due millenni a lievitare, però a lievitato oggi noi siamo esattamente nel contesto immaginato e scritto da Platone. e cioè un contesto di uguaglianza perché prima cosa che era uguale, secondo doveva essere uguale tra donne e uomini, se non come funziona per le idee geniali e non tutti non tutti le seguono poi, cioè il sostrato tribale che era storicamente forte ogni tanto riemerge anche nelle nostre democrazie. Anche nelle nostre democrazie. E quello che abbiamo visto per esempio, la misoginia, ma tutto il linguaggio dell'odio, non è altro che una nuova manifestazione di un'antica abitudine culturale di trattare l'altro come se fosse inferiore a me stessa. Ci siamo? È chiaro finora? Certo, certo. Ecco, se inquadriamo l'odio in questo contesto cominciamo a fare un po' di luce sul problema così ampio, vago e e come dire pesante che noi viviamo. che è qualcosa, se è culturale, questa è il mio punto d'arrivo, se è culturale possiamo farci qualcosa. Possiamo immaginare un'educazione all'uguaglianza, alla tolleranza proprio in quel posto meraviglioso che sono le scuole pubbliche di cui parlava Platone. Ci siamo? Allora, ricapitoliamo un attimo. Se i discorsi dell'olio costruiscono lo spazio della disuguaglianza, che cosa distingue l'orio? misino da altre forme di odio, una delle altre cinque che abbiamo visto prima, no? Le altre quattro. La risposta è una cosa, mi sarebbe piaciuto parlare con la collega giurista perché perché il la questione è su cui volevo portare l'attenzione è proprio i l'aspetto dell'odio su cui volevo portare l'attenzione è il fatto linguistico. Quando diciamo che non esiste una definizione finora che noi una definizione l'abbiamo formulata una definizione del discorso dell'odio. Diciamo che dal punto di vista verbale non possiamo decidere che cos'è odio cattivo e cos'è quella emanazione emotiva del lichigio, no, anche con i nostri più cari vicini o o familiari. Non basta usare la parola cretino. E dico questa perché forse è la più accettabile, no? Anche Comune per per essere odiatori. Le parole cretini cretino possono essere come cretino possono anche essere usate in modo affettuoso. Ma vieni qua cretino. Non volevo mica. No, è chiaro? Detola, ma è il discorso, cioè il modo in cui io comincio a parlare con l'altro e attraverso le parole manifesto la mia superiorità. Cosa voglio dire? Una cosa molto semplice, eh. Prendiamolo speech politico, quello che abbiamo detto essere una delle specie dell'odio. Il discorso d'io essere un discorso di speech pubblico, incitamento all'odio, deve avere queste quattro caratteristiche, quindi non una parola, vedete, ma una struttura discorsiva. Io il discorso deve dire io e riferirsi al parlante che si si pensa potente, no, rispetto all'altro. deve dire contro chi è rivolto il target, ma non dicendogli di parlandone alla terza persona, perché la è fondamentale che l'odiato sia messo alla terza persona. È facile. Se io parlo con te tu puoi rispondere. Possiamo litigare casc. Ma se io parlo di lui o di lei Lui e lei non stanno qua, non possono prendere la parola, ciascuna, non possono rispondere. Io li tengo fuori dal cerchio del discorso. E capis, mi spiego? Parlare dell'odiato alla terza persona significa già rappresentarlo come escluso. Quindi io non gli dico "Sei un sei uno zozzo island", scusatemi, eh. è solo un esempio, perché lui mi può dire "No, tu sei una zozza" eccetera eccetera. Ma se io dico quelli sono tremendi della pasta, eh buongiorno. Quelli stanno li ho già rappresentati come lontani dal mio dalla mia sfera di discorso e del discorso che sto facendo con il mio interlocutore, cioè quello che io voglio convincere che io ho ragione e che fa parte riconosco nella mia stessa tribù. Chiaro? ci sia un discorso dell'odio pubblico, un discorso di incitamento all'odio, ci devono essere quattro segnali verbali. Verbali è è il linguaggio che denuncia come funziona l'odio discorsivo, in questo caso ha speech, cioè incitamento all'odio. È chiaro che quando io segnalo l'interlocutore la stessa lo sto incitando a provare le mie stesse il mio stesso punto di vista contro qualcuno. Ecco, in che senso è il modo in cui parlo che manifesta l'odio e costruisce l'esclusione, perché poi queste cose le abbiamo testate sui social. Se un politico, un amministratore, una persona, un personaggio pubblico dice questo, i commenti sono tremetti, terrificanti, vanno anche oltre perché sì, sì, hai ragione, ammazziamoli tutti. Cioè, l'incitamento ha funzionato. Non so se è chiaro. Eh, prego, prego. scusate, su questo noi abbiamo fatto esercitazioni con gli studenti proprio per con i miei studenti all'università per primi, per provare che questo fosse vero naturalmente potevo potevamo essere poteva essere una nostra idea non surgata poi dai fatti e invece funziona sempre se io vado a cercare in un discorso che non mi piace anche privo di parole ostili, di parole esplicitamente questa struttura e noi diciamo no professoressa, funziona? Certo, in qualunque c Io ho fatto un esempio di un post preso da X di un politico, ovviamente dico qualche anno fa non porto neanche il nome. Facciamo un po' questa analisi. Guardate cos'èo. Credo che iniziate da solo target e ideologhi di ideologi in genere gli datori fanno commettono errore di grammatica ma secondo questo Salvini che oltre ad essere bandite dovranno essere affondate. Ma cosa fai? Tolleranza zero. Manca un elemento qua il voi che dovete credere, cioè il quarto punto, no? Torna indietro. L'interlocutore della questa tributa, però ci siamo molto vicini, vedete, si può fare una rapida analisi Non neche. Ehm, adesso parlo io. Scusate, è chiaro finora? Eh, io ringrazio sulle chat di classe basta applicare questa, per esempio, questo tipo di analisi con i quattro elementi, poi vi lascio le slide naturalmente, ma trovate tutto anche sul nostro sito. Ehm, ed è interessante farlo scoprire dai ragazzi e metterli davanti alla realtà dei fatti. Poi No, infatti noi e loro è una tipica contrapposizione. Gli antropologi hanno scritto molto su questo, no? Noi e loro è già un segno tribale, diciamo. Però pensiamo per esempio alle alle tifoserie del calcio. Chiaro che io vado ed è anche ludico. Certo, qua ci sono come si ultrass che vanno ben oltre su quella base, costruiscono una violenza del cas non fa niente. Stai zitto. Porco e niente. Hai rotto. Una piccola osservazione, professoressa, in questo caso potrebbe non mancare l'ultimo punto che le ha citato di coinvolgimento del gruppo, perché in questo caso il leader si sente a prescindere, autorizzato, cioè qui c'è una visione di un'azione e per cui come potrebbe succedere in chat dei ragazzi, cioè la mancanza anche di coinvolgimento, perché già che tu mi leggi sei già parte del mio gruppo, per cui m potrebbe essere un'altra strategia comunicativa anche questa. Sì, io avevo segnato la quarta esigenza, cioè il coinvolgimento del dell'altro proprio per individuare la fattispecie del linguaggio d'odio politico in un gruppo come la chat di classe. Può non esserci perché io quello che dice io è già noto, è un come si dice uninfluenza. un leader, eccetera eccetera. Sì, infatti è è così. Se io devo pensare ad una sanzione per un politico, devo essere un po' più il diritto mi insegna ad essere più rigorosa e, diciamo, prevedere delle delle degli esempi molto precisi, però non è detto che in altri contesti questo manchi, ma in genere c'è. Corre, torniamo alla misoginia. Come la misoginia rispetto a quello schema verbale è diversa perché la donna quasi mai è indicata come loro, cioè lo è ad un livello sociale, no? Le donne non sanno guidare, le donne piangono sempre, insomma c'è una identificazione di gruppo, ma quella misogia che poi porta a effetti catastrofici è marcata fortemente da perché molto spesso il femminicida è quello che dovrebbe amarla, fidanzato, marito, insomma qualcuno che ha un rapporto quotidiano con la donna e che quindi le dà virtù perché perché vive insieme ed è da anni avevano avrebbero dovuto avere un rapporto positivo, quindi Prima differenza del discorso misogeno misogeno non è necessario la terza persona rispetto allo schema dello speech noi abbiamo qui una donna che è quella che tribalmente non è uguale a me perché è subordinata per cultura. Attenzione quando parlo di un fatto culturale parlo di un fatto che noi singolarmente possiamo gestire poco Perché la cultura penetra in noi in modo che neanche ce ne accorgiamo, però funziona. E sapete però qual è la caratteristica fondamentale della del discorso misogeno? Misogino, scusate, che le donne forse devo stare forse mi vedono perché perché le donne essendo subordinate secondo la tradizione tribale, eh essendo diverse e dotate di un ruolo molto preciso stanno a casa. Sapete che in Grecia le donne andavano in giro velate, eh, come nel mondo islamico attuale. I greci non erano quelli tribali, quelli preplatonici, non erano così democratici come noi pensiamo che fossero, no? Le donne stavano a casa quando uscivano con l'uomo dovevano essere velate. Quindi Atene hai le sue colpe, diciamo, da questo punto di vista nelle nostre società contemporanee democratiche dove noi usciamo senza velo se Dio vuole, insomma, meno male, però la forma di subordinazione è una forma di subordinazione mentale. Quello che tu pensi, quello che tu dici non conta niente. Ecco perché l'attacco ha il diritto di parola. Capite? Perché vi faccio vedere un piccolo esempio che forse conoscete. Vabbè, questo era t****. Conoscete Genos? Mi ha preferito. Avete letto su roman orgoglio pregiudizio. Vi faccio leggere una piccola una piccola un piccolo episodio. Lei Elisabeth, è chiesta in moglie da un signore che si chiama Collins, benestante, locale del luogo, eccetera del paese dove sta e lei non lo vuole perché è innamorata di un altro. Collins fa la sua richiesta di matrimonio e dice lei risponde "No, grazie, sono tanto contenta." La ringrazio così, però io non mi voglio impegnare. E lui come rispetto frittoloso, signore. Non ho dato nessuna risposta e però adesso lo faccio. Sono consapevole dell'onore della vostra proposta, ma la devo rifiutare. Chiaro? Lei dice no. E lui come risponde?Uciare però. Non non vi saresti aspettato immagine di questo meraviglioso esempio di maschilismo e misoginia. Io bene e tra le signorie si usa respingere la proposta, però loro, io lo so, vogliono cercare, io lo so, lo so meglio di te che mi dici no, ma io so che tu lo stai facendo un po' per scena, no? Perché si fa così, le signorine educate non dicono subito sì, devono essere un po' incoraggiate. Però perciò non mi ritengo minimamente scoraggiato da ciò che avete appena detto e vi porterò all'altra. Vedete la violenza e in che cosa consiste la violenza? Non in uno schianto, non in un pugno, ma nel fatto di dire alla donna, so meglio io di te quello che tu pensi, lo so meglio di te. Allora, dov'è l'uguaglianza? Dov'è? Dov'è la, come dire, la forza delle parole uguali per tutti? Io dico quello che voglio, tu dici tu quello che vuoi, possiamo essere d'accordo oppure no. Lui qui dice no, di quello che ti pare, tanto io lo sto di te che cosa stai pensando e che cosa vuoi veramente. Pensate allo schema che può essere applicato in molti casi femminici. Tu te ne vuoi andare? Ma no, in una torniamo ai nostri giorni di Austin era primi del dell'800, no? Una un lavoro molto recente dell'anno scorso, di quest'anno e si occupa delle canzoni rap o trap, non so come si dica. I n**** sono belli nostra quotidianità per vedere quanta lisoginia o quanto linguaggio lisogeno ci fosse ci sia attualmente questo genere musico. Ha studiato dal 93 al 24 canzoni Quindi è un atto di tempo abbastanza vario, no? Abbastanza lungo, dal 93 al 24, sono un po' di un po' di anni. E dice, "Guarda, cioè nella canzoni 3 c'è in sostanza, leggetelo da soli, c'è il riemergere della cultura tribale in cui la donna non è uguale, l'uomo è superiore. Superiorità maschile, denigrazione di chi viene considerato debole, l'identità del rapper maschile dominante in opposizione alla femminilità ridotta allento di disprezzo o al massimo veicoli desiderio sessuale, esattamente come in gelosti. Chiaro? Stiamo parlando però di oggi, non dell'800 e di fatto la ricercatrice dice questi risultati sono costanti nel tempo, quanto oggi non ha cambiato niente e si e non è una problematica generazionale. Non sto gettando la colpa sulle spalle dei giovani, al contrario. Sto dicendo che questo tipo di cultura è secolare e riemerge, riemerge nelle canzoni, nei femminicidi, riemerge una considerazione per cui le donne guadagnano meno degli uomini facendo lo stesso lavoro. Per esempio, chiudo. Avevo portato delle slide che appunto dimostrano la durata nei secoli della misogia nel nellodatocini di Tosca il Cavaradossi dice che cosa deve fare Tosca due mani manzuete possono fare solo opere pietoseare i bambini cogliere le non lavorare non fare quello che vuole il mondo. Invece fò l'idea della subordinazione delle donne ci accompagna costantemente. Beh, io finisco qui, sennò poi tolgo la parola per quanto quindi niente di intervallo su queste contro questo tipo di problemi la didattica della tolleranza di situazione è fondamentale. Che naso che naso mettila sono? Ah, allora qualche cosa al quarto numero No, no, ma qui va benissimo. Allora, ehm, sulla scorta di quanto ci siamo detti, prendendo proprio spunto dal libro di Raffella Petrilli e Diego Chemia. Vado a riprendervi alcuni elementi che possono risultare utili proprio come collegamento. Ecco, vi invito i ragazzi, visto che vedevo che parlavate tra di voi, se avete delle domande mi raccomando, fatele, questo è importante. Riprendendo il discorso della della professoressa Petrini in merito a un ritorno costante a un tribalismo. Ehm soprattutto però negli ultimi tempi è decisamente più più forte, più evidente il fatto che anche la musica sia veicolo e quindi i testi musicali siano veicolo di questo tipo di cultura. E io stavo dicendo anche non solo i testi, ma in realtà anche il ritmo musicale riporta a una cultura privale No, è la musica della terra sostanzialmente, no? Quella scandita in maniera precisa, no? Con un ritmo che effettivamente entra nelle vene e nelle corde delle nostre vite. Allora, in questo caso volevo sottolineare quanto le speech proprio sulla base di quello che la professoressa FRI ha ribadito è l'atto di linguaggio che punta a relegare il proprio bersaglio in una condizione di subordinazione. ed è capace di costruire in questo modo vere e proprie assimetrie sociali. Assimmetrie sociali quindi significa che noi perdiamo effettivamente la possibilità di interagire sullo stesso piano. E quando ciò che noi femmine, donne, pronunciamo, non viene tenuto in considerazione in quanto femmine e donne, in quanto ritenute diverse. uguali, inferiori. Questo non ci porterà sicuramente a costruire una società di sbaglianza. Quindi l'obiettivo è sicuramente lavorare affinché questo tribalismo che non possiamo cancellare fa parte della nostra storia, ma che non risulti un elemento di grande esaltazione al punto tale da sostituirsi ai nostri principi di uguaglianza, no? Al nostro articolo 3 della Costituzione, va bene? E che riportiamo sempre in audio questi elementi perché altrimenti noi viniamo gradualmente in un tribalismo che poi si manifesta come un fatto eclatante di qualche giorno fa alla periferia di Gallare. In unagressione alle 5:30 del mattino una persona che si stava una donna che si stava ricando al lavoro è stata aggredita e stuprata in mezzo alla strada, lasciata in mezzo alla strada e nessuno è intervenuto. in nessun modo a socorre. Non possiamo permetterci in una realtà come la nostra 2025 questo tipo di reazione a una società che sta andando alla deriva. Allora, se la deriva è ritornare altre beh, impegniamoci a riprendere un po' le redini di quelle che sono le nostre dei nostri veri principi, i nostri veri valori e di conseguenza ritorniamo una democratica di linguaggio, unazione democratica di relazioni, altrimenti il nostro futuro sarà quello di non avere più la possibilità di uscire di casa. Non solo le donne, eh io poi voglio sempre sottolineare questo, no? Perché l'aggressione può essere sicuramente nei confronti di chi è ritenuto decisamente inferiore anche fisicamente. Ma se noi andiamo alla realtà, come diceva Spinozza e anche Opsi prima di lui Spinozza perché poverino era stato maledetto dalla sua comunità. Eh, ma eh Ovs lo diceva, dice non è possibile effettivamente uscire di casa e non sapere se poi io vado a rientrare il giorno o in un momento particolare perché non so nella mia vita quello che succederà là fuori, non possiamo assolutamente permetterci una cosa di questo genere. D'accordo? Lascio la parola al professoria che vi illustrerà per qualche minuto il suo lavoro. Grazie mille e buongiorno a tutti. Grazie anche di questa possibilità oggi raccontarvi questa parte di lavoro. Essere uomo in mezzo a questa platea mi orgoglisce, ma mi carica anche di una certa responsabilità. Ehm, ho il vizio di divagare e di, insomma, perdere il filo, quindi penserò di leggere, di seguire le slide. Dovrebbe restare tranquillo. nei tempi e sì e non non andare oltre, ma vale il principio enunciato prima dalla collega bloccatemi o che qualta qualsiasi cosa dovesse risultare eh incomprensibile o detta troppo velocemente. Il titolo prima dire che cosa cara, bella, dolce è il titolo che ho scelto per questa veloce relazione, ma è un un commento dei tanti commenti Qui continua senza minuscola frase quasi, ma il punto su cui ecco, vorrei riflettere fa parte di una delle gemel che portate avanti con il nostro gruppo è cosa succede quando usiamo parole apparentemente gentili, quella che gli studiosi chiamano una cortesia per distorgere la simmetria con le donne con cui ci relazioniamo o con le persone in generale. Eh, cioè cosa succede se io parto in maniera gentile, cortese, mi fingo operativo e uso questa strategia proprio per indebolire il mio interlocutore. Oggi vorrei farvi vedere come questo linguaggio che, ecco, vedete, sta un po' prima del odio palese, sicuramente dell'incitamento all'odio è una parte importante in realtà del problema della violazione di genere perché in qualche modo le due frasi ogni giorno, anche queste qui apparentemente cortesi, apparentemente gentili, che si fa passare l'idea di cui si parlava pocanzi, no? Io ho il diritto di parlare, di decidere, di giudicare quel che dico io conta, quello che dici tu, un po' meno o forse ancora meno. Ecco l'ho verso le donne par Esattamente questo. Togli autorevolezza e parola alle donne molto prima dell'insulto. L'odeo contro le donne non inizia con il devi morire, comincia molto prima, comincia con cara, bella, dolce, gentile, maestra. Mi riallaccio un attimo a quello che avete appena ascoltato professoressa Pedrilli che ci ha fatto riflettere su una cosa fondamentale. L'odio non è quantomeno non da un punto di vista filosofico linguistico, non è solo che ce l'ho con qualcuno. Infatti l'odio dell l'opposto dell'odio, se vogliamo, non è l'amore, ma è il riconoscimento recido, è il rispetto e il pensare che tu possa parlare con me e tu abbia il medesimo diritto di parlare esattamente come me. E vedete, questo sposta parecchio le cose perché è soprattutto una mancanza di rispetto, una disuguaglianza, una gerarchia, significa che si può costruire, si costruisce anche quando non stiamo orlando insulti, ma stiamo parlando in modo apparentemente normale. E la misoginia, che è il tema, ecco, il focus della giornata, funziona proprio così. Non funziona, non c'è solo quando qualcuno scrive, posta, commenta, "Ti auguro di morire". Lì è chiaro, no? Cioè è esplicita, è palese, ma quando giorno dopo giorno il linguaggio manda un messaggio del tipo io parlo, decido, giudico, tu come donna conti meno, meglio che ti faccia da parte. Vedete, le parole non arrivano spesso direttamente al più, no, all'aggressione fisica violenza che è deprecabile, è chiaro, sto qui a dire quello. Le parole possono preparare il terreno perché quel figlio sia pensabile, digibile, finché Ecco, un altro punto che messo, ma vado veloce dalla relazione di Raffaella Vedrini, sono degli indizi concreti per riconoscere il discorsoamento all'odio. Non ve li ripeto, ma vorrei che mi tenesti in mente, ecco, mentre guardiamo qualche esempio e proviamo a spostare questa griglia di lettura parlante autorevole, un incitato modo di esclusione, target da escrivere. Eh, ha un luogo che tutti noi conosciamo molto bene che sono i commenti eh ai messaggi sui social, ai post sui social. Ehm questa ricerca nasce dallo stesso gruppo, dallo dallo stesso progetto di cui vi ha già parlato Raffaella Petrilli. Io semplicemente vi dico che questo qui è l'indirizzo al quale volendo online potete trovare numerosi materiali, anche video di ehm seminari, di convegni, di vere e proprie attività che abbiamo condotto in questi anni. Ehm Ci siamo chiesti una cosa, tra le tante attività che abbiamo portato avanti c'è stata una a campione su un numero molto alto, un periodo di circa 12 anni in cui abbiamo seguito le attività on su Facebook di 84 tra politiche e politici italiani, registrando, cioè scaricando tutto ciò che scrivevano e tutti i 100 commenti a ogni loro testo, analizzando così, provandoci ad analizzare circa 13.500.000 commenti, che è un numero molto grande ed una delle cose che abbiamo ehm che sono emerse rispondeva a una domanda piuttosto semplice ma scomoda. C'è differenza tra il modo in cui ci si rivolge online, in questo caso, sui social, agli uomini e il modo in cui ci si rivolge alle donne? La risposta breve è sì, c'è una dannata, enorme differenza sistematica che non è casuale, non è solo questione di stile o di simpatia del parlante, dell'oratore. La risposta un po' più lunga, se la volete, ecco, la differenza che è strategica dal punto di vista discorsivo, spesso passa anche attraverso dettagli che a prima vista sembrano enopoli come quelli di cui vi vorrei parlare oggi. I dettagli su cui mi sono concentrato in una di queste fasi della ricerca sono due. Ehm, vado veloce, gli appellativi, cioè come ci rivolgiamo alla persona con cui ehm interloqupiamo, con cui parliamo. Nel nostro caso erano politici, quindi come la chiamiamo? Ministra, deputata, onorevole, signora, ma questa cosa la potete calare tranquillamente nel quotidiano, professoressa, amore, quando, ad esempio, ci rivolgiamo al nostro partner in una relazione sentimentale. Oltre agli appellativi, quindi al nome che utilizziamo per chiamare in causa il nostro interlocutore, mi sono concentrato su eventuali aggettivi di cortesia, cioè quelle parole che precedono l'appellativo, che possono essere cara, gentile, ehm egreggio, stimato, illustre o anche, come nel caso delle donne e che vedremo più avanti, bella, dolce, simpatica, carina, meravigliosa, sexy. Ora, qual è la prima cosa che salta fuori che salta fuori immediatamente guardando questi commenti. Eh, la prima cosa è una asimmetria abbastanza chiara, cioè una distorsione di questo asse paritario che dovrebbe esserci tra uomini e donne che è molto, posso riassumere in modo molto sintetico, no? Persi gli uomini compaiono più spesso appellativi legati al ruolo e alla competenza. Onorevole, signor ministro, presidente, verso le donne invece degli aggettivi come cara, bella, dolce, splendida, che aprono subito un piano più personale, confidenziale e spesso anche fisico. Attenzione, vi ripeto, non è uno stile social, non è un capriccio del mezzo, è un fattore usato rinvenuto con sistematicità. Eh, ora anche un altro punto vorrei chiarire, non c'è nulla di male nel chiamare qualcuno cara. Il problema è che cosa succede subito dopo? In che direzione va la frase: "Quale posizione assegna alla donna a cui ci si rivolge?" Se uso cara per confinarla in uno stato paternalistico, il problema non è l'uso di cara. Vi faccio tre velocissimi esempi in una più o meno scala, se volete, di eh gravità. Eh, il primo e tipo di commento che emerge da questi dati è potremmo chiamarlo una forma di paternalismo. Apparentemente a oso qualcosa del genere. Carissima Anna, aggiungimi tra i tuoi amici, sei proprio simpatica. In questo caso Anna Scani, deputata al tempo vicepresidente del Partito Democratico, vicepresidente della Camera dei Deputati, insomma, non è la cugina ci si rivolge per dire "Cara Anna, cara cugina mia, mettimi tra i tuoi amici perché non perché sei brava, perché fai ma perché simpatica. Sei proprio simpatica. Vedete, qui non c'è Nessun insulto, anzi sembra un complimento, però con un minimo di attenzione vediamo un tono subito confidenziale quasi da bar. Carissima, simpatica, il fatto che lei sia tutto quello che vi dicevo prima, no? Vicepresidente, deputata, ma potrebbe essere anche semplicemente una collega, mi seguite? Compare i diritti e dignità. Tutto questo sparisce, è oscurato da questa intimità forzata. Lei è soprattutto una presenza piacevole, una ragazza simpatica con cui magari si potrebbe instaurare, no, un rapporto personale da corteggiare. Ehm, è chiaro, non è speech, ma trasmette comunque un'idea precisa. A mio avviso, io non ti considero poi tanto una figura autorevole, anzi ti riporto in un ruolo che mi è più comodo, la ragazza simpatica magari appunto da corteggiare è una forma di paternalismo, no? tratta una persona vicina e non come qualcuno che ha un ruolo. Ti tratto come se fossi meno adulta, no? Meno responsabile, meno al pari. Secondo esempio. Si potrebbero dire tante altre cose, ma insomma se vi va ci ritroviamo. Ancora più interessante. Cara Maria Elena, sei una bella donna, ma in politica sei una delusione totale. Non capisci niente di quello che dici. Ok. Anche in questo caso si tratta di Maria Elena Boschi, deputata a tempo ministra, quindi con un ruolo di potere importante della nostra struttura amministrativa nazionale. Qui la struttura è quasi matematica. Uno, prima ti riconosco qualcosa, va sul piano dell'aspetto. Dica nelle tue idee, di quello che pensi, di quello che fai. Sei Subito dopo ti tolgo ogni competenza sul piano politico. Non capisci niente, sei una delusione, sei inadattatta. Il messaggio implicito, se volete, è come donna, come oggetto, oggetto di carne e di discorso. Vedete? Cioè, non sto quasi più parlando con te, sto parlando di te. È una cosa che da un punto di vista linguistico fa una grande differenza, come ci raccontava Raffaella Petrilli, cioè parlare di qualcuno alla terza zona, non parlare con qualcuno è una grande differenza. Ecco, come oggetto di carne vai benissimo, ma come politica lascia perdere. No, il tuo posto è un altro, ti riduco, ti metto al tuo posto naturale. Di nuovo siamo in quella zona grigia in cui si potrebbe dire "Ma dai, sta solo esprimendo un'opinione politica". Eh, insomma, apparentemente facendo anche un complimento. Solo che guarda caso questa struttura bella ma incapace la troviamo E cert un unicum, un rano caso, cabamente un solo caso, solo nei confronti delle donne su 13.500.000 messaggi conventi solo nei confronti delle donne. Gli uomini politici vengono insultati, sì, tantissimo, ma per le loro idee, per il partito, per le decisioni, per il loro per le loro azioni, il loro operato, per quello che dicono, non per quello che sono. Questo non è un dettaglio di colore, è una violenza simbolica. Significa che per le donne il corpo e l'aspetto restano sempre sul tavolo della discussione, anche quando si parla di politica, anche quando la loro competenza probabilmente dovrebbe venire prima del loro aspetto fisico, ma deve sempre essere negoziata, confermata, ribadita, evocata. Terzo esempio, ministra farebbe bene, farebbe bella figura starsene zitta. In questo caso si tratta sempre di una ministra, ministra per le pari opportunità della famiglia, quindi doppia colpa se volete, no? Perché ti occupi di pari opportunità. Qui vediamo un nuovo ingrediente, eh, ok. L'aggettivo di cortesia cara che sembra serve sempre a quella cosa lì, ti ricollo in un punto più basso. Non è che solo perché sei ministra e svolgi questo ruolo pubblico tu puoi per me di essere a mio pare. L'appellativo ministra, tra l'altro declinato in maniera giusta al femminile, bello, apprezzabile, vabbè, però apprezzabile e poi il colpo di scena. Sarebbe bella figura starsene zitta da un punto di vista linguistico, no? Qui c'è un passaggio netto, dal tono educato all'ordine di silenzio. Ehm, questa frase mette fuori discorso, non tondi il diritto di parola. Non siamo ancora all'incitamento all'odio, manca, volendo, l'interlocutore incitato, se proprio volessimo andare a cercare tutti e quattro gli indici. Ma è odio, è chiaramente odio. In una frase come questa c'è già il cuore dell'odio misogeno. Tu non devi parlare, non hai titolo per farlo. Se vuoi fare bella figura taci. E la versione, se vogliamo, giacca e cravatta di forme molto più che dicono sparisci, non sei nessuno. E difatti spesso onine il passaggio da un sessismo gentile o appena accennato a quello più esplicito non è un grande salto, ma è quasi un continuum che passa attraverso queste pe. Ora, se mettiamo in fila questi esempi, eh mi arrivo a concludere. Eh vediamo che non sono mondi completamente separati. Nel primo caso di tratto come una ragazza simpatica, una ragazzina simpatica su un piano quasi privato. Nel secondo ti riconosco solo la bellezza. Mi dà l'intelligenza, la competenza che ti hanno portato magari lì dove stai. Fosse anche solo essere mia collega. Ora qui stiamo parlando di ministra e quindi tutto amplificato, ma vale anche lo stesso con chi vi siete accanto tra i banchi di scuola. Nel terzo, il pile di coninta cortesia, la chiamo falsa cortesia. sia linguisti di stare zitto. Cambiano i toni, ma resta lo stesso schema di fondo. Da una parte io che posso giudicare, valutare, spiegarti le cose è quella di spiegare come stanno le cose, è una cosa che piace tantissimo ai commentatori online. Ti spiego io cosa stai facendo. Ti spiego io quello che tu pensi, ti spiego io se vuoi sposarmi o no. Dall'altra c'è la donna chiamata in casa. che viene zittita, ridotta nella sua funzione, nelle sue possibilità di presa di parole e di efficacia di quello che dice. Ora non c'è il tempo per farvelo vedere, ma è una cosa di cui tutti voi avete esperienza onine il la catena dei commenti funziona in maniera molto tribale. Fintanto che è ordinata, fintanto che è civile, democratica, si parla, si discute, si dialoga. Nel momento in cui interrompe un insulto, il rischio di scemare nella semplicemente litigio o nella aumento, nella quella che è una vera e propria tempesta è altissimo. Ecco perché non possiamo liquidare tutto questo solo come modi di dire. Questi esempi sono una parte quotidiana banale, normalizzata, ma attenzione, le parole preparano il terreno, di una cultura che poi rende più facile anche le forme esplicite di odio nei casi peggiori di incitamento allo di violenza vera e proprio. Mi salto la parentesi tecnica, ma insomma che riguarda l'insegnamento alle macchine a riconoscere queste cose, ma la prima macchina che deve accorgersi di queste cose passate la metafora, siamo noi, siete voi. Ehm un algoritmo può bloccare queste cose, sì, ma fintanto che noi le recudiamo normali o non riusciamo a eh farci in qualche modo non rendire da questo modo di fare Eh, l'algoritmo sembra poco. Vi lascio con eh per chiudere, se volete, tre, anche questa qui è la metafora. Anticorpi linguistici, tre modi, tre consigli, se se posso permettermi di dare il mio essere uomo in questa situazione è ancora più gravoso, no? Ehm, tre consigli che non risolvono il problema, ovviamente, ma possono cambiare il modo in cui ciascuno di noi partecipa al discorso pubblico. Il primo, eh, chiamare per ruolo in pezzeggiativo. Quando parliamo con qualcuno, soprattutto siamo un ruolo pubblico, ma non so se succede nelle vostre classi, immagino di no. La professoressa la chiamerete come tale, non la chiamerete biondina, cioè oh, ecco, ancora no, ma una ministra, una professoressa, una giornalista, una consigliera comunale, una collega che vi siede accanto, usiamo il titolo professionale ed eventualmente, questo è importante. un aggettivo di cortesia adeguato al suo ruolo, non il pezzeggiativo. Ecco il cara, riserviamolo, alle ai messaggi privati, alle relazioni personali. Secondo, ogni volta che stiamo per scrivere un aggettivo e questo è il caso specifico, no? Facciamoci una microdomanda mentale. Questo aggettivo che sto usando sta sottolineando competenze, idee, lavoro di quella persona? Oppure si focalizza sull'aspetto fisico, sulla simpatia e sul carattere carino. Il chiamare a qualcuno, bella, vieni qua, cioè a che cosa fa riferimento? Alle sue idee o al suo aspetto? Perché fa una gran differenza. Ehm, il problema chiaro non è usare un complimento ogni tanto, no? Non voglio demolizzare i complimenti, no, anche quelli per l'aspetto fisico. Il problema è se i complimenti alle donne sono solo e sempre sul corpo e mai sul carattere, mentre quelli sugli uomini sempre sulla testa e sulla competenza. Cioè la sistematicità di questa cosa, come si rifresce si rinviene, scusatemi, onine è drammatica. Terzo, non normalizzate mai il sessismo gentile. Ehm, questo significa non necessariamente, ecco, mettersi a litigare sotto ogni post che usa queste forme. Non vi chiedo questo, non sarebbe neanche forse utile, ma quantomeno non applaudire nelle forme sociali, nelle forme digitali, quindi non rilanciate, non premiate, non mettete like sotto questo genere di commenti perché dietro, cara tesoro bellissima, stanno togliendo spazio, autorevolezza e voce anche a voi. Chiudo dunque, non so se ho altre slide. Vabbè, questi sono gli esempi reali delle cose che io vi ho trascritto, dove però ci stanno anche insulti, anche cose, insomma, poco carine da leggere e quindi forse non la metto qui, non è bello replicarla dalla mia visibilità. Allora, la violenza contro le donne, questo è il punto finale su cui vorrei farvi riflettere, non comincia il il giorno in cui uno alza le mani, ma comincia molto prima, nelle fasi che ridicolizzano, infantilizzano, zittiscono, che riportano le donne al loro posto, un posto che io uomo ho deciso per loro. E sto qui a parlare di donna, non solo di donna, magari appartenente a classi disagiate per questioni economiche o a sprevitate, marginalizzate al colore della pelle che a noi non piace e così via. Questo accade soprattutto quando osano le donne rendersi visibili, essere il coordinatore di classe, essere il presidente del consiglio diistituto, non lo so. La presidente, chiaramente, sì. E e così via, prendere parole in pubblico, alzarsi e dire la propria. Ora se è vero che loro odio, o meglio che l'opposto dell'odio è il riconoscimento, come dicevamo all'inizio, il rispetto, allora ogni parola è un'occasione. O si contribuisce a costruire una cultura in cui le donne possono parlare da pari, oppure si contribuisce, anche senza volerlo a tenerli un passo indietro a noi, uomini. Stanno scegliere da che parte stare, soprattutto scegliendo le parole in quei luoghi in cui tutti ci leggono come il mondo online. Grazie mille. Io in questo caso mi fermo qui, qui seduta perché in realtà lascerò il podio a Stefania Passu. Te invito proprio al podio o preferisci sederti Stefania? Dimmi tu. Allora, vieni. No, no, no, la faccio immediatamente ti hanno lasciato Allora, Stefania Passio è un avvocata civilista, ha uno studio eh a Gallarate da diversi anni con un socio. È una figura importante e particolare perché nel 2014 ha frequentato un corso professionale izzante sulla violenza di genere organizzato dalla Regione Lombardia e dall'Ordine degli avvocati di Milano. Pertanto è stata inserita in un apposito albo e lei è consulente legale della associazione sicura, che è un'associazione che si occupa appunto di donne maltrattate che sia Gallarate a Milano e si sta decisamente espandendo anche sul territorio nazionale. La direttrice la presidente di questa associazione è Anna Laghi. Inoltre Stefania Passiu è presidente dell'Associazione Culturale Cultura di Cassarago con cui lei ha costantemente una serie di incontri che portano un innanzitutto una un grande contributo alla città con l'apertura anche di uno sportivo e eh inoltre legata anche a una sua capacità che è quella di affrontare il tema dell'inclusione su più fronti e magari se che se vuole oggi potrà anche parlarne. Eh il suo ruolo all'interno di questo incontro è sicuramente normativo, cioè darci qualche indicazione specifica A livello normativo, io prima vi accennavo la Costituzione, gli articoli della Costituzione interessati sono l'articolo 2, l'articolo 3, l'articolo 21 che parla di libertà di espressione, ma noi con lei adesso ragioniamo sulla responsabilità dell'espressione. Noi vero, siamo liberi di esprimerci, ma con quale regolamentazione? Quindi lascio a lei la parola e invito voi, naturalmente a eventualmente chiedere spiegazioni ulteriori a seguito della sua relazione. Grazie. Eh, grazie a tutti, grazie a tutti per essere qui. Grazie alla professoressa Barile che mi invita per questi eventi. Ehm, la presentazione è stata molto lusinghiera e ringrazio anche per questo. Ehm, volevo iniziare con un un piccolo aneddoto e riallacciarmi quindi al discorso del professore di poco fa e e quindi agli anticorpi linguistici. Eh qualche giorno fa passeggiavo al parco con il mio cagnolino, ho incontrato un signore che non ho riconosciuto, si è avvicinato a me e mi ha detto "Ma buongiorno, lei è l'assistente dell'avvocato Gallo?". Allora io faccio un avvocato da 30 anni Ehm, invece per quanto riguarda il discorso tribale, ieri abbiamo fatto un incontro in una scuola a Gallarate, abbiamo incontrato i ragazzini di seconda media e ovviamente abbiamo parlato di violenza e un ragazzino ha detto che secondo lui L'uomo deve lavorare e la donna deve stare a casa e occuparsi della casa e della famiglia. Ieri, eh non un secolo fa, e una ragazzina ha confermato questa opinione eh di fronte al fatto che ehm insomma ho cercato di spiegare che io faccio un lavoro che forse a volte no, ci si aspetta che fa o un uomo Ehm, non sono non credo di essere riuscita a convincere questi due ragazzini e del fatto che stiamo parlando ovviamente di stereotipi, no, di di pregiudizi che non hanno nessun fondamento se non in una determinata cultura, in una determinata mentalità. Per cui, questo giusto per far capire che davvero c'è ancora tanto tanto tanto tanto da fare, insomma. Eh, passo ora a quella che è eh la mia breve relazione che eh spero non sia troppo noiosa, perché a volte, insomma, eh le norme non sono proprio così eh brillanti. Ehm Allora, ehm trattando questo tema dedate speech del parlare con con l'odio, con odio, ehm vi punto fondamentale, a mio avviso, su quello ho cercato di focalizzare l'attenzione e e d'altra parte è un punto che ho trovato in tutti i provvedimenti normativi e nelle sentenze anche di cui fra poco vi dirò, eh è proprio il limite, se c'è e vedremo che c'è come, eh alla manifestazione del pensiero e e soprattutto, ovviamente in relazione ai messaggi di incitamento all'odio e alla discriminazione. Ci sono diverse fonti normative sia nazionali che sovranazionali in questo tema. Allora, cominciamo. dare una piccola definizione di discriminazione e mi rilancio al discorso che ha fatto la professoressa poco fa, cioè che c'è un enorme problema definitorio e questo problema definitorio diventa assolutamente rilevante quando si parla di norme perché le norme, le fattispecie normative devono essere quanto più precise, quanto più possibile precise iiche. E allora cosa possiamo intendere per discriminazione? La discriminazione indubbiamente indica un atteggiamento che tende a Ale nelle condizioni di parità nei confronti di persone che possiedono specifici connotati che sono riferibili riferibili alla razza, al genere, all'orientamento religioso, all'orientamento sessuale, all'origine etnica. L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa Oxe nel 2003 ha elaborato, diciamo così, una classificazione che distingue traid crimes edes. Eh per a crimes o crimin d'io. Quindi dobbiamo intendere i reati accomunati reati accomunati dalla matrice del pregiudizio. Per aid speeches o discorsi d'odio dobbiamo intendere invece le manifestazioni di pensiero che esprimono disprezzo nei confronti di individui appartenenti a determinate categorie o nei confronti di determinate categorie di persone. Eh, vediamo cosa dice il diritto internazionale. Partiamo da da lontano, naturalmente. 1948, dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo. Eh, 9 dicembre 1948. All'articolo 7. La dichiarazione universale dei Diritti dell'uomo garantisce la tutela dell'individuo da ogni discriminazione e contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione. 1966, Convenzione di New York sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione raziale. Naturalmente i primi documenti normativi fanno riferimento specifico alla discriminazione raziale. Questo documento all'articolo 4 impegna gli Stati contra adottare immediatamente misure efficaci ad eliminare ogni incitamento alla discriminazione raziale. Questa è una convenzione ratificata dall'Italia con la legge del 13 ottobre 1900. 65 numero 654. Ancora 1966 abbiamo il patto sui diritti civili e politici 16 dicembre 1966. All'articolo 20 impone agli Stati di vietare nell'ordinamento interno impone agli Stati di vietare nell'ordinamento interno qualsiasi appello all'odio raziale, nazionale, religioso che costituisca incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza. Le Nazioni Unite hanno deciso di promuovere una giornata internazionale dedicata al contrasto alle XP Beach. Molto recentemente, a partire dalla prima giornata, è stata celebrata il 18 giugno 2022. Quindi, sebbene non esista una definizione di discorso d'odio, diciamo, accettata a livello globale, comunque le Nazioni Unite lo descrivono come qualsiasi tipo di comunicazione orale scritta o comportamentale che utilizza un linguaggio discriminato. nei confronti di una persona o di un gruppo di persone sulla base della religione, etnia, razza, colore, discendenza, genere, orientamento sessuale o qualsiasi altro fattore di identità. Brevemente veniamo all'indirizzo dell'Unione Europea. Parliamo dal partiamo dal 1950 con la Convenzione Europea dei Diriti dell'uomo, la CEDU che vieta ogni discriminazione fondatta sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione e le opinioni politiche. E l'articolo 10 richiede agli Stati membri che siano poste limitazioni alla libertà di espressione. Ecco quindi che la libertà di espressione non è assoluta, trova dei limiti, se necessarie in una società democratica, proprio perché la libertà di espressione comporta doveri e responsabilità. 1992 tu trattato sull'Unione Europea o trattato di Mastr? Articolo 2 che la dignità umana costituisce uno dei valori sui quali pone di fondamenta lo stesso diritto comunitario. 2000 carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. La cosiddetta carta di Nizza, individua già nel preambolo i valori fondanti dell'Unione Europea, quindi la dignità umana, la libertà, sguaglianza, la solidarietà. Articolo 1. La dignità umana è inviol Essa deve essere rispettata e tutelata. L'articolo 10 stabilisce la libertà di pensiero. L'articolo 21 stabilisce il divieto di ogni discriminazione. 2007, scusate, ma io odio gli acronimi, comunque trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. 13 dicembre 2007. L'articolo 19 ribadisce l'esigenza di di contrastare attivamente ogni forma di discriminazione. Allora, sulla base di questa normativa, la Corte Europea dei Diritti Umani ha ormai tracciato i confini della libertà di espressione proprio in relazione ai messaggi d'odio e discriminatorie. C'è una giurisprudenza consolidata della Corte in tema di speech m e questa giurisprudenza, in particolare afferma un principio che ehm è abbastanza consueto in realtà, almeno nel nostro ordinamento, ovvero che l'istica all'odio non richiede necessariamente il riferimento ad atti di violenza o delitti già consumati in quanto i pregiudizi rivolti alle persone ingiuriando o categorie di persone ingiuriando, ridicolizzando, diffamando l'unica della popolazione o isolandone alcuni gruppi specifici, soprattutto se deboli o incitano alla discriminazione, sono sufficienti affinché le autorità interne intervengano. Affon di una libertà di espressione esercitata irresponsabilmente che provoca offesa alla dignità. Quindi, secondo la Corte, gli Stati membri della Comunità Europea devono intervenire tutte le volte che vi si vi sono ehm discorsi d'odio o incitamento all'odio, indipendentemente dal fatto che vi sia un riferimento avere i propri atti di violenza o a dei viti già consumati. Secondo la giurisprudenza della Corte della Edu l'identificazione in concreto, ecco, da qui, come vi dicevo, la necessità ovviamente di arrivare ad una definizione. Ecco, secondo la Corte l'identificazione in concreto dell'incitamento alla violenza passa attraverso il riscontro di alcuni indicatori. Allora, il modo in cui la comunicazione è effettuata, il linguaggio usato nell'espressione aggressiva il contesto in cui è inserita, il numero delle persone a cui è rivolta all'informazione la posizione, la qualità ricoperta dall'autore della dichiarazione, la posizione di debolezza o meno del destinatario della stessa. Questi sono indicatori che secondo la corte ehm portano a individuare quello che è un un discorso d'ordio, un linguaggio d'odio che può essere sanzionato. Quindi la Corte legittima e necessaria legittima e necessaria l'ingerenza statuale punitiva in presenza di manifestazioni d'ogio funzionali alla comprensione dei principi di uguaglianza, dignità e libertà. Eh mi sono annotate alcune sentenze ehm che credo siano interessanti in questi termini. Allora, una è una sentenza del 16 luglio. 2009, la sentenza Ferret Belgio, in cui la Corte ha ritenuto che la condanna, in questo caso del ricorrente da parte del Belgio non costituisse violazione dell'articolo 10, quindi della libertà d'espressione, in un caso in cui durante una campagna elettorale per un partito furono distribuiti volantini che divulgavano il messaggio di opporsi all'islamizzazione del Belgio, di rinviare indietro il occupati extraeuropei. Queste sono proprio le parole utilizzate in questi volantini. Secondo la Corte, i discorsi del ricorrente, che era ovviamente il partito che aveva divulgato questi volantini, rischiavano di suscitare, soprattutto tra pubblico meno informato, sentimenti di paura, rifiuto e perfino odio nei confronti degli stranieri. Per cui la Corte ha ritenuto legittimo l'intervento del peggio dello Stato attraverso le sue autorità punitivo e sanzionatorio rispetto a questo tipo di condotta. Sentenza Gunto sfrange dal 4 dicembre 2003. La Corte ha affermato in questa sentenza che un discorso, un articolo costituiscono un incitamento all'odio se sono utilizzate espressioni che minano la dignità umana anche quando il messaggio non ha direttamente il fine di citare l'odio. Anche questo è un punto interessante perché si va oltre l'intenzionalità, si va oltre il fine, si va oltre la colpa. Sentenza, Videland eh contro Svezia, 9 febbraio 2012. La Corte ha ritenuto che i discorsi d'odio riguardanti l'orientamento sessuale in questo caso costituiscono una forma di discriminazione grave quanto quella fondata sulla razza. L'origine o il colore della pelle. E si tratta di un caso in cui i ricorrenti avevano distribuito in un liceo dei volantini redatti da un'associazione chiamata Gioventù Nazionale che contenevano delle dichiarazioni che dipingevano l'omosessualità come una tra virgolette, quindi questo è esattamente quello che circolava, propensione alla devianza sessuale, avente un effetto moralmente distruttivo sui fondamenti della società. La Corte ha riscontrato che l'intervento punitivo dello Stato non era da considerarsi una violazione della libertà di espressione sancita dall'articolo 10, atteso che l'ingerenza nel godimento del diritto alla libertà di espressione dei ricorrenti era stata resa necessaria in una società democratica per proteggere la reputazione e diritti altrui. Quindi il riferimento alla democrazia, come vedete, è ricorrente. La grande Camera della Corte Europea con la sentenza famosa, la trovate in internet con grande facilità nel caso Delfi del 2015, ha sottolineato che i portali hanno doveri e responsabilità ancora maggiori. quando si utilizzano linguaggi d'odio o si diffondono messaggi che incitano all'odio che puntano a diffondere idee discriminatori discriminatori proprio perché se tali messaggi vengono diffusi attraverso il web i rischi per i diritti umani sono ancora maggiori. E anche questo è un passo molto importante perché naturalmente in questa lotta, in questo contrasto contro questo questo tipo di condotta dobbiamo necessariamente coinvolgere i giganti del web. Quindi le esigenze di ostacolare la affermazione dell'ordine in rete è emersa già da tempo nell'ambito delle istituzioni europee, le quali hanno ovviamente progressivamente messo in atto delle strategie finalizzate a fronteggiare la diffusione di questo tipo di condotta. Con l'Agenza Europea sulla sicurezza del 2015 è stato istituito un internet forum che riunisce, tra gli altri, i ministri degli interni degli Stati membri e i rappresentanti dei principali fornitori di servizi via internet. L'obiettivo del forum è quello di individuare sistemi che ostacolino la diffusione di contenuti che inneggiano l'odio, la violenza al terrorismo internazionale. Nel 2016 la Commissione Europea e quattro colossi dell'informatica, quindi Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube, hanno presentato un codice di condotta per contrastare l'illecito incitamento all'audio online. Nel 2018 hanno aderito a questo codice Google Plus, Instagram, Snapchat e Daily Motion. I codici di condotti richiede, tra l'altro, una rapida valutazione dei contenuti. Entro 24 ore dalla segnalazione la rapidità è essenziale ovviamente la rimozione dei post o commenti discriminatori o di speech. Nel 2022 è stato redatto il nuovo regolamento europeo sui servizi digitali con l'obiettivo di garantire un ambiente online sicuro e responsabile a tutela dei diritti fondamentali degli utenti. Il regolamento prevede naturalmente obblighi proporzionali alla dimensione della piattaforma è una nuova cultura per la prevenzione dei rischi dei rischi dalla disinformazione dei contenuti illegali. Quindi diciamo che i documenti normativi e non solo normativi a livello eh europeo e internazionale ci sono, sono molti. E che cosa troviamo nella legislazione italiana? Allora, la libertà di espressione del nostro ordinamento trova ovviamente come limite il rispetto degli altrui diritti fondamentali. Primo un primo fra tutti il diritto alla dignità umana, ma troviamo come sempre già tutto nella Costituzione, come si accennava poco fa, perché l'articolo 2 garantisce il rispetto dei diritti inviolabili della persona. L'articolo 3 garantisce afferma il principio di uguaglianza e di pari dignità tra le persone. L'articolo 10 comma1 e l'articolo 117 comma1 della Costituzione prevedono l'obbligo dello Stato italiano di conformarsi alle norme dei diritti internazionali, quindi Anche qualora non vi fossero altre norme di diritto interno, comunque ovviamente valgono nel nostro ordinamento anche le norme del diritto internazionale e questo lo dico e lo affermo come se fosse una cosa banale. Banale non è perché nelle nostre sentenze riferimenti al diritto internazionale non c'è quasi mai. Quasi mai. Allora, lei incriminatrici delle singole condotte che possono essere Uate in nel discorso d'odio sono diverse, diffamazione, di Giulia eccetera. Ma diciamo che le norme che vengono ritenute, le due norme incriminatrici che vengono ritenute, le più rilevanti in questo tipo di di materia sono l'articolo 604 pist che è la propaganda istigazione a delinquer per motivi di discriminazione razial, etnica e religiosa e l'articolo 604 ter codice penale che individ circostanze aggravanti. Queste sono le due lami che sostanzialmente rappresentano il fulcro del sistema giuridico italiano nella lotta contro i discorsi d'Itotte discriminatorie dal punto di vista ovviamente della sanzione penale. Ehm ecco c'è una sentenza importante che è la sentenza della Corte di Cassazione del 2008, la numero 37.581 del 7 maggio 2008 che importante perché perché ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale di questa norma incriminatrice, quindi dell'articolo 604 BIST. Vi spiego, era stata sollevata una questione di legittimità costituzionale di questa norma perché il ricorrente riteneva che questa norma contrastasse con la libertà pensiero sancita dall'articolo 21 della Costituzione. Cioè, sostanzialmente si diceva che eh siccome questa norma che vieta e punisce la propaganda limita la libertà di espressione e allora questa norma in realtà è contro la Costituzione perché configge con l'articolo 21 della Costituzione che riconosce la poà d'espressione e quindi il ricorrente aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale. La Corte di Cassazione la ritenuta manifestamente infondata perché ha sostenuto che l'articolo 21 della Costituzione e quindi la libertà di manifestazione del pensiero non ha valore assoluto, ma deve ve la leggo, ma deve essere coordinato con altri valori costituzionali di pari rango, in particolare con il principio di quell'articolo 3 che consacra la pari dignità e inguguaglianza di tutte le persone senza discriminazione di razza ed in tal modo legittima ogni legge ordinaria, quindi la Costituzione legittima, ogni legge ordinaria e quindi l'articolo 604 biser che vieti e sanzioni anche penalmente nel rispetto dei principi di tipicità e di offensività la diffusione, la propaganda di teorie razziste basate sulla superiorità di una razza e giustificatrici dell'odio e della discriminazione raziale. La Corte di Cassazione in questa sentenza perché che l'articolo 21 della Costituzione deve essere contemperato anche con rispetto degli obblighi internazionali di quell'articolo 117 Costituzione. Quindi non solo queste norme sono legittime all'interno del nostro ordinamento perché l'articolo 21 che riconosce la libertà di di della manifestazione del pensiero non ha valore assoluto dovendo trovare un limite nelle altre norm e che riconoscono altri diritti fondamentali dell'individuo. Ma in ogni caso questo articolo 21 va comunque letto anche in considerazione delle norme internazionali che lo Stato italiano deve applicare. Eh, per ritornare a un al concetto di discriminazione eh lo possiamo m provare mh dalla combinato risposto, diciamo, orile. Comunque, eh leggendo due eh testi normativi eh e il riferimento in questo caso è all'articolo 43 del decreto legislativo 286 del 1998 e l'articolo 2 del decreto legislativo 215 del 2003. Ecco, queste norme definiscono discriminatorio quel comportamento che direttamente o indirettamente abbia l'effetto, quindi avere effetto, quindi solo l'effetto e non anche lo scopo, come vi dicevo prima, di vulnerare di vulnerare distruggendolo, compromettendolo in godimento in condizioni di parità dei diritti umani. E quindi questa questa queste norme, diciamo, portano a tenere che l'imputazione della responsabilità non posso non debba essere ancorata sulla al tradizionale criterio della colpa. Cerco di spiegarmi meglio. Ovviamente l'elemento soggettivo, soprattutto quando si parla di reati, è m un elemento importantissimo, naturalmente nell'individuare una responsabilità dell'individuo e è ben difficile prescindere dalla colpa o dal dolo degli altri elementi soggettivi del nostro ordinamento penale, altra cosa nella nelle sanzioni di carattere civili civile. Queste norme in realtà vanno oltre a questo aspetto e ribadiscono quello che vi dicevo prima, cioè che il comportamento, la condotta discriminatoria può essere unita indipendentemente dalle intenzioni in buona sostanza, eh anche solo se l'effetto è quello di provocare questo danno che è un vero e proprio danno. Quindi costituisce, secondo queste norme, una condotta discriminatoria anche quella che pure pur pur senza essere animato da uno scopo di discriminazione produca comunque un effetto di discriminazione, ovvero di giustificata pretermissione per motivi raziali, etri. o di altro tipo. Era una domanda? No. Quindi per concludere possiamo sicuramente affermare che dal complesso delle fonti normative quindi soordinate le norme della Costituzione, così come quelle internazionali, emerge sicuramente con chiarezza che tra i limiti alla libertà di manifestazione del pensiero nel bilanciamento con altri diritti fondamentali per individuo, assume particolare rilievo il rispetto della dignità umana e quindi il divieto di ogni discriminazione a garanzia dei diritti inviolabili che spettano da ogni persona che sono riconosciuti dalla carta costituzionale e anche a livello sovranazionale. Ehm, quindi la libertà di manifestazione del pensiero non include affatto discorsi ostili o discriminatori vietati a vari livelli dall ordinamento interno e dall'ordinamento sopranazionale. Gli orbit imposti dal diritto quindi impongono agli stati di esercitare un controllo non soltanto agli Stati per la verità ma anche ai giganti del web. Ehm, vorrei poi sottoporre alla vostra attenzione un disegno di legge molto recente che è del 13 maggio 2025. che è il numero 1487. È stato l'iniziativa è eh abbastanza condivisa, direi perché le iniziative di senatori città, Boccia, Garruzzi, Marpezzi, Canusso D'Elia, Del Rio, Giacoppe, Irton, Manca, Manca, Martella, Meloni, Marrini, Taiani, Rando, Roic, Sensi, Verini, Zambito, Zampa e Rossomando. Quindi direi piuttosto condiviso. Si intitola disposizioni materia il contrasto delle espressioni d'odio e della diffamazione verso un gruppo di persone con ogni mezzo di comunicazione. Ehm è un provvedimento normativo, è un disegno di legge che spero possa proseguire diventare legge e perché credo sia uno strumento efficacissimo di contrasto a a questo tipo di condotta. Intanto perché introduce delle sanzioni per amministrative in una sostanza delle multe e se davvero diventasse legge può avrebbe risolto il problema perché da avvocato civilista so perfettamente che ho sperimentato in questi 30 anni che quando si tocca il portafoglio delle persone si ottengono risultati straordinari. E questo disegno di legge quindi non si occupa della sanzione penale, ma proprio delle vere e proprie sanzioni civili. Ehm, la proposta è quella addirittura di ehm introdurre delle stanzioni che vanno dai 1000 ai €10.000 eh in base alla gravità eh per ogni post. E invece per quanto riguarda la ehm le piattaforme online, la sanzione suggerita è quella dei che va dei 10.000 e €100.000 eh per ogni singolo messaggio, quindi capite bene che ehm l'impatto ovviamente sarebbe eh enorme, probabilmente se è vero, insomma, che questo disegno di legge concluda suer queste sanzioni verranno sicuramente contenute, però capite bene che che se comunque fosse possibile erogare una sanzione, la multa è proprio di questo tipo per ogni post di di odio, insomma, avremo risolto, credo, tutti i problemi, perché appunto la sanzione che sicuramente risolverebbe, ma con l'identità del del sanzionabile a questo punto perché molte volte i post, così come le piattaforme girano su pseudonimi, su nuovi fasulli. Cosa prevede il disegno di legge? Allora, questo disegno di legge ovviamente prevede e impone una collaborazione con le varie piattaforme proprio per l'individuazione dei soggetti eccetera. In realtà l'individuazione non è ovviamente un tema molto complesso perché questo perché la la polizia postale ormai diciamo che ha degli strumenti che consente di individuare gli haer. Cosa ben difficile è quando il tutto avviene attraverso piattaforme ovviamente internazionali e questo non può essere regolamentato solo all'interno del nostro diritto, prevede ed esige una collaborazione anche con le altre autorità e con i vari eh protagonisti, insomma, di di eh le varie piattaforme del web, eccetera. Quindi Questo è un problema che probabilmente si porrà in un futuro prossimo e che dovrà essere comunque affrontato. Questa è una è un disegno di legge estremamente interessante non solo per il tipo di appunto reazione sanzionatoria dell'ordinamento che è estremamente efficace a mio avviso, ma perché dà anche delle definizioni e introduce un un una fattispecie, diciamo, non penale, ma civile che è la difamazione collettiva. eh che noi non conosciamo, lo straordinamento non la conosce questa fattispecie, quindi è un'assoluta novità. Ehm e quando vi dicevo che finta di dare una fare anch'io una domanda, la ringrazio della le cose interessantissime detto e in questo disegno di legge come si parla di espressioni d'ogio ma sono identificate in qualche modo o cerca di dare una definizione e della perché c'è il preambolo. Eh, è scritto così: "Il fenomeno del late speech online, spesso alimentato da campagne di disinformazione, amplificato dalle dinamiche algoritmiche dei social media, nonché dal sempre più frequente ricorso a immagini o contenuti realizzati con tecnologie di intelligenza artificiale, si manifesta attraverso la denigrazione e l'esa verso individui o gruppi di ragione etnica, religione, genere e identità di genere, orientamento sessuale." disabilità o altra condizione sociale, generando un clima di ostilità che mina i principi fondativi della Repubblica sanciti dalla Costituzione, tra cui il rispetto della dignità umana, l'uguaglianza sostanziale e la libertà di espressione. Ecco, grazie mille, però mi permetto di far notare che questo tipo di legge importantissima se passasse per tutte le cose del quando si tratta di dare al giudice lo strumento per essere certo di quello che sta facendo, non Nei discorsi di discriminazione quali sono? È chiaro che la discrezionalità degli questo problema che resta sempre aperto quando e per il quale noi cercavamo di dare invece una, come dire, una struttura riconoscibile. Riconoscibile significa che se ci sono questi elementi io non posso dire che non è discriminatore, lo è. Non so se se posso dare questo io parlamentari il corso definitorio, cioè l'assenza di una definizione e quindi dei limiti e purtroppo è un tema. Eh io ho trovato diverse sentenze, ne ho portate due, una tra l'altro del Tribunale di Varese, verso che è recente, che nel 202 du. Eccola qua. Sezione prima Tribunale di Varese 27 luglio 2022. Allora, sono sentenze pubblicate ehm pubblicate, quindi non c'è nulla di che non possa essere riferito. Ehm questo è un caso, secondo me, ehm molto al limite e che ha suscitato, almeno m qualche dubbio perché dunque è il caso in cui viene sostanzialmente sanzionato ehm un un episodio. Allora, vi è stata la pubblicazione di un post senza alcun commento contenente il link ad un video che riprendeva l'intervento alla Camera dei Deputati di un onorevole nel corso della seduta parlamentare e intervento nell'ambito del quale questa questa deputata affrontava il tema del Covid e della gestione politica della pandemia. Ehm, sostanzialmente questo questo parlamentare aveva espresso dei un suo parere, una seduta pubblica eh sulla pandemia, sul Covid, sulle misure a contrasto che in quel periodo erano state assunte. Questo posto era stato era stato eliminato perché era stato tenuto come e il speech forse era stato eliminato da questa piattaforma e quindi questa sentenza nasce e questo procedimento nasce a fronte del ricorso di questa persona ha verso questa iniziativa ovviamente della della piattaforma. Ehm ecco, in un caso di questo genere posto che di fatto la senza accogliere il corso. Io mi sono posta molte domande, cioè mi sono effettivamente chiesta se qui siamo davvero nell'ambito di una di un discorso d'odio. Ecco, quindi ecco, allora bisogna esatto, bisogna leggere il testo del post. Vabbè, qui non è non è nemmeno AT, però ehm poi va interpretato naturalmente e soprattutto il giudice poi chiamato a verificare se in quella specifica fattispecie quel tipo di espressione possa davvero essere intesa come un'espressione d'odio, ma senza dei criteri eh normativi eh il eh siamo quasi nel nella arbitrio. Eh, e siccome stiamo parlando di reati di espressione, il rischio che entri in questo tipo di valutazioni, l'opinione del magistrato che è un essere umano naturalmente con le sue idee, con i suoi orientamenti, con il suo modo di pensare, purtroppo è altissimo. Quindi, eh, torniamo al discorso da cui abbiamo iniziato. C'è un problema definitorio enorme e senza una definizione normativa specifica che in materia penale per i principi del diritto penale deve essere rigorosissima. Ehm non riusciamo davvero a garantire una tutela efficace giurisdizionale, naturalmente e siamo siamo ancora agli auguri di questo di questo di questo tema. La dimensione della genericità non ci porta da nessuna parte. Dinanzi a una presentazione di questo tipo siamo ancora una definizione generica che poi diventa difficile arrivare a sanzionare con tutte le buone proposte che effettivamente lì sono state elencate. Il problema è sempre la definizione finché non si arriva a definire effettivamente quello che è forse la struttura, no, proposta. Ecco, potrebbe e ma noi vorremmo di portarla in giro il più possibile. e ripetere la struttura di tutti e cinque i tipi di scorsi d'olio, proprio perché la struttura è la definizione, la definizione linguistica. Guardate che è un reato di parole, la dottoressa l'avvocata Passio l'ha detto, è la possibilità, anzi il discorso d'oio è un crime di parola prima ancora di essere di gesto di di di no azione fisica. È un crimine di parola. E allora la definizione va cercata a livello di parola. C'è poco da fare. Quando noi abbiamo proposto quella struttura di quattro elementi, pensando al politico che poi dice o pubblica un post violento che odio, eh vi ho detto, guardate, andate a guardare sulle parole utilizzate e non le singole parole, ma la struttura del discorso, perché la singola parola, abbiamo detto prima, può essere proprio casuale, ma la struttura del discorso è pensata e quindi ed è lì che si cerca la definizione. Poi c'è Cercheremo di di di fare rumore su questo, però speriamo di riuscirci. Come avrete visto nel libro c'è il primo intervento è dell'onorevole Luci quello ci interessa dialogo con le istituzioni proprio perché adottino questa prospettiva. C'è un'altra domanda? Posso Stefano? Sì, certo. Sì, vorrei chiederle però qui c'è un confine anche un po', diciamo, sottile con quello che è l'ambito delle perché di fatto queste piattaforme hanno una funzione di editori, se lo guardiamo diventano proprietari delle nostre foto, delle nostre parole. Il problema è che il ruolo dell'utente è quello che doveva essere una volta uno scrittore, un giornalista che seguiva una deontologia agli strumenti anche linguistici e giuridici per poter commentare nel bene nel male. Il problema è che io a volte spiego agli studenti, guardate che voi quello che pubblicate lo state cedendo, cioè a un editore che la cui questo è molto complicato anche spiegarlo, soprattutto io vabbè facendo la sezione informatica, per cui in lingua diventa tutto molto più complicato, però mi chiama questa funzione che che in qualche modo è un po' complessa e spiegata anche non bene sui libri che la piattaforma non è italiana molto spesso, per cui la piattaforma è americana, se lo sappiamo pure cinese, se lo sappiamo pure e quando si accettano le condizioni, siamo sinceri, nessuno di noi legge perché è complicata. Ecco, forse probabilmente per gli adolescenti, per i più giovani, ci vorrebbe anche una spinta a semplificare questo linguaggio legale, ma il passaggio ancora più perché la loro giurisdizione, come diceva lei prima, no? Cioè già il concetto di giurisdizione internazionale è molto complessa, ma io sto dando a un editore americano il mio e e sfugge all'utente chi mi regola cosa, al di là che poi c'era, non mi ricordo se Facebook, comunque dei social network si sono poi dovuti calare nella giurisdizione, però ci sono dei gap, ci sono delle maglie vuote che che voi conoscete bene e in secondo luogo il fatto che agli utenti gli studenti forse riusciamo ancora un po' a quella mia generazione anche no perché molti eh no, è vero, cioè non ha non hai quella cultura che noi stiamo cedendo il nostro a qualcuno che attualmente con intelligenza artificiale va a elaborare. Questo ovviamente poi apre nuovi scenari che sappiamo che stiamo cercando di Però mi chiedevo perché manca questo aggancio forse all'editutoria che ha già qualcosa di più capillare. Non parlo di censure. Allora, sotto questo profilo c'è una una normativa nazionale internazionale enorme. Ci sono varie problematiche e questi temi noi li abbiamo affrontati anche a scuola. Eh sì, sì, mi concludo. e li abbiamo affrontati con le scuole medie l'anno scorso in una scuola una scuola media per quanto riguarda la diffusione di questi contenuti eccetera. Ehm bisognerebbe che ehm i ragazzi venissero formati anche in questi termini perché eh l'anno scorso abbiamo affrontato questi temi in termini ovviamente anche di abusi sessuali e di pedopornografia. Ehm eh in realtà dovremmo formare anche i genitori perché Quando i genitori pubblicano le foto dei loro figli, forse non si rendono conto che spesso queste foto vengono captate e riutilizzate nei siti pedoponrafici. Ehm e attraverso questi sistemi è possibile addirittura la geolocalizzazione, quindi i rischi che si corrono davvero con questi post, pubblico, quant'altro dei minori, non solo sono veramente enormi. Quindi qui siamo un tema davvero non soltanto di normativa, ma di consapevolezza. Quindi, prima, ancor prima di intervenire con delle sanzioni, perché sanzionare un soggetto che non ha sede in Italia è questo che è impossibile, è necessario ovviamente pensare ad una collaborazione con gli altri paesi, ma chiamare ad una collaborazione paesi extraeuropei è tutt'altro che semplice, naturalmente. Ecco, quindi prima di tutto bisognerebbe attraverso la formazione e l'informazione perché i pericoli sono veramente tanti e spesso e volentieri sono gli stessi genitori a orinere questi pericoli. Fermo grazie a voi reazione. Grazie all'avvocata Stefania Passiu per questa meravigliosa ricerca che ha fatto appositamente per noi all'interno di questo progetto, di questo tavolo di lavoro. Sì. Eh, le indicazioni che lei ha fornito naturalmente sono indicazioni preziosissime per uno studio, un approfondimento che voi potrete affrontare anche con i vostri professori, ma anche individualmente, perché questi materiali sono pubblicati e di conseguenza voi potreste davvero andare a recuperarli e a rivederne ovviamente il contenuto sulla base dei vostre del vostro interesse su questo tema. Io volevo prima, aspettando Valerio Moretti volevo appunto, visto che qui l'avvocato Fazziu si fa riferimento a l'ultima proposta alla Camera per quella legge sul consenso perché è sulla bocca di tutti negli ultimi giorni in quanto è molto recente, 19 novembre e volevo appunto anche qui, no? si sta muovendo qualche cosa. Ci sono i pro e ci sono i contro. Noi abbiamo visto anche con cocce rosso, no, come effettivamente è stato difficile, come è difficile applicarlo. Proprio proprio l'altro ieri parlandone con l'onorevole Stefania Ascari, che è stata la prima firmataria del codice rosso, è emersa questa questa difficoltà che è ancora per noi difficile da affrontare. è difficile da risolvere. Ora, questa proposta di legge sul consenso che potrebbe aprire anche nuove questioni, nuovi dibattiti, eh è una è un itinerario che magari, perché no, il prossimo anno potremmo affrontare insieme. C'è una domanda? Arrivo subito. Grazie. Grazie. Qual è il titolo? una volta, ma ci provo. Ok. Eh, io avrei una domanda. Ultimamente si parla molto del progetto dell'Unione Europea per il chat control, per contrastare i climi di pedofilia e pedopornografia. La mia domanda è, dato che c'è questo progetto, potrebbe magari il discorso l'oder rientrare, poi magari ampliare questo progetto per, appunto, per evitare, diciamo, questi tipi di di di crimini, diciamo, di discorso d'udio. Eh, allora, eh questo progetto riguarda ovviamente eh come dicevi tu, la pedopornografia. Indubbialmente quando si tratta di questo tipo di reati, come tutte le forme anche di violenza di genere, non si può ormai prescindere da questo aspetto di queste forme di violenza, cioè dalla violenza perpetrata attraverso i social. Quindi mi aspetto che questo progetto assolutamente includa anche questa questo aspetto. Se dobbiamo tornare al tema della giornata di oggi, cioè la violenza sulle donne, eh la cyber violenza ormai è qualificata come una delle declinazioni della violenza di genere perché attraverso questi strumenti purtroppo si perpetrano queste forme di violenza perché la sem violenza è considerata ormai una delle forme, una delle declinazioni della violenza di genere, perché di tutte le vittime di violenza, secondo alcune stime, oltre il 70% delle vittime sono donne. Ci sono altre domande? Senò provo provo a dare una risposta a quello che al tema della della nuova fattispecie di reato. Ah no. Ah ok. Dove si trova questa? Visto che il tema è spinoso. Grazie ancora. Intanto vi propongo 5 minuti di pausa. Cinque. Voi però potete solamente uscire, non potete andare in giro per il collegio, quindi potete solamente uscire 5 minuti perché poi c'è l'ultimo intervento. Allora, faccio faccio un attimo l'appello. Allora, Bignotti c'è, poi Brutto Messi, ok, Calciato, poi delle Delle Radio, ok, di Biase. Bagno con bagno. Ok. Dio, poi di massa. Andiamo avanti. Fasoli, quindi sono già due in bagno, sia Fasoli che come Canada. Ah, ah, sì, sì, è vero. Sì. Ferrante. Poi Gambato, c'è Girola, dopo Lischetti c'è Marongiu. Presente. Ok. Maroni presente. Poi Mior presente. Rangelis. Ok. Pintilei. Ok. Gaporiti ci sono. Ok. Vanoli. Quindi in bagno al momento c'è soltanto dietase. Ok. Che sarebbe quell'alunno lì? Sì, quello. Ok, allora Pronti? In attesa degli ultimi ritardatari, però io voglio presentarvi voglio presentarvi Valeri Moretti. Allora, Valerio Moretti è una psicopedagogista. Eh, sei sempre occupata di educazione alla sessualità non solo in Italia, ma anche all'estero, in particolare negli Stati Stati Uniti. Lei si è formata lì e ha collaborato con l'Università del Maryland, per cui lei ha lavorato anche come docente. È una counselor, quindi aiuta e ha uno sportello di ascolto attivo nelle scuole, ma anche nelle strutture proprio pubbliche, quindi a parte la scuola. E inoltre ehm è la presidente di Attivamente che ha una una cooperativa che si occupa di formazione all'affettività, alla sessualità e alla educazione, alla relazione. Lei è qui oggi proprio per portarvi ehm il suo lavoro e il suo intervento soprattutto nella riflessione sull'emozione, nella violenza tra le coppie di adolescenti e quindi cercate di non di ascoltarla, ma anche di partecipare direttamente a questo suo percorso, perché lei è travolgente, sul serio, è il suo lavoro è anche a teatro, a Como, perché attivamente è una cooperativa che ha sede a Como e quindi lei lavora con l'attore Jacopo Boschini e con un team di esperti che portano queste tematiche di sulle skills, naturalmente all'interno della dimensione teatrale, ma tutti gli studenti di ogni ordine grado lavorano soprattutto con la scuola secondaria, ma non solo. A lei la parola. Perfetto ragazzi, mezz'ora e poi free potete andare. Allora, come vi ha detto Stefania, ci conosciamo da tanti anni, la cooperativa che dirigo è una cooperativa socioculturale, vuol dire che ha una parte sociale, pedagogica, psicologica e una parte culturale che è il teatro. Metà dei miei sono attori, registi teatrali, abbiamo un teatro all'interno della nostra struttura. Oggi perché siamo qua? Perché nel momento in cui una persona decide di lavorare per un ente come il nostro, pone la parola al centro del lavoro. Per cui cominciamo a dare una definizione di cos'è comunicare. Comunicare significa mettere in comune. Nel momento in cui io metto in comune una parola, una frase, un contenuto, ci sono due passaggi. Il primo che io mi prendo responsabilità di quello che metto in comune. Secondo che ne perdo la proprietà perché nel momento in cui io lo metto in comune non so l'altra persona che cosa ne farà. Ce l'ha detto molto bene eh l'avvocata Passo nel momento in cui io metto online un contenuto, certo che rimane di mia proprietà, ma io non so l'altro che cosa ci farà. Eh, i professori della Tuscia sono stati dottoressa Petrilli, professor professoressa professor Esta, scusate, sono stati chiari? Attenzione ai contenuti e alla cura delle parole. Adesso vi propongo un viaggio in un percorso di team dating violence, cioè la prevenzione alla violenza nelle forme degli adolescenti. Vi accorgerete come la cura delle parole all'interno di una relazione amorosa sia fondamentale. Per cui quello che faccio ci sono qualche slide con qualche definizione che ci aiutano a stare in questo viaggio. Allora, cos'è la violenza in una coppia di adolescenti viene definita come fisico, sessuale o psicologico intenzionale da parte di un partner all'interno della relazione. Già vi è stato anticipato nella vostra fascia d'età maschi e femmine, più o meno siamo lì, eh, numeri, sappiamo che i maschi sono più violenti in tutto quello che riguarda la parte sessuale, quindi rimangono più violenti. Allora, violenza psicologica Guardate quanti di questi sono legati alla parola insultare, minacciare, distruggere oggetti di proprietà dell'altro, isolare l'isolamento dagli amici, dalla famiglia, controllare movimenti, eccessiva gelosia, perire psicologicamente ed emotivamente. La schifamina lo fanno uguale, insultare, minacciare. Proviamo a vedere violenza fisica, picchiare, schiaffeggiare, mordere, lanciare oggetti verso il partner, tirare capelli. Usare un'arma. Un'arma può essere anche un coltello. Non pensate a una pistola, pensate agli ultimi reati che abbiamo visto capitare. Coltello sembra ormai l'arma di predilezione, limitare fisicamente la libertà del partner. Questo progetto abbiamo con questo progetto abbiamo girato tutta l'Italia da Napoli a Trento passando per Torino-Milano. Abbiamo visto un 30-40.000 ragazzi in questi 15 anni. Eh alcuni esempi di ciò che c'è stato detto l'abbiamo raccolto. Abbiamo un libro che raccoglie le perle che ci sono state condivise. Una di queste perle qua, mi fermo un secondo, è quando il comportamento violento viene accettato sul fatto che uno dei dueemozione talmente travolgente che lui è giustificato e vabbè, ma io gli do un calcio e lui me lo tira o io o lui però siamo arrabbiati. Ok. Qualcuno di voi qua dentro, se ha capito bene da Stefania Qu liceo socioeducativo psicosociale centro umani chi di voi la mano ragazzi l'avete studiato perché se po al terzo anno l'avete fatto. Noi funzioniamo per emozione pensiero, azione. Cioè vuol dire che io provo un'emozione. Quanti ne abbiamo? Quante emozioni ha l'essere umano? Signori voi che siete di questa quante non me lo dite quante emozioni. Dai se frequentate quella roba lì la dovete sapere. Quante signora? 72. Abbiamo 72, la cura della parola, 72 emozioni nella lingua italiana. Le emozioni durano poco, i sentimenti durano tanto e legano le persone. L'amore è un sentimento, l'odio è un sentimento, crea legami, emozione, pensiero, azione. Ma quando io gli do un calcio, lui mi tira per i Ellbo, ma non è violenza. Che cosa sto facendo? Io sono arrabbiato e reagisco. Salto il passo del pensiero, emozione, azione e giustifico il mio comportamento dall'emozione che provo a causa del comportamento di qualcun altro. Questa qui con la persona allora mi sento tranquillamente in diritto perché sono emozionalmente indisposto, infastidito a scrivere quello che voglio online. Emozione Si salta il pensiero. L'avvocata è stata chiarissima. Non sono responsabile di quello che diciamo. Non abbiamo il diritto di dire, di portare in parola o di agire qualsiasi roba soltanto perché siamo morti da un'emozione. Noi siamo responsabili dei comportamenti che associamo alle emozioni che proviamo. Non è una giustificazione. Ma io provo un'emozione che amore mi spiaccia, me rifaccio una ragiona. Non è che l'emozione, ma tu rimani responsabile del comportamento che ci associ. Tocchi non desiderati. Forzare il partner attività di natura sessuale, forzare il rapporto sessuale, obbligare l'altro con una, e adesso la vedremo per bene, con un ricatto, già c'è stato spiegato, un ricatto emotivo, eh con un ricatto emotivo ottenere ciò che desidero. Tutto questo ci dice che 41% degli adolescenti è stato vittima di violenza all'interno di una coppia. 16% ragazzi, 8% dei ragazzi ha ricevuto gravi psicologiche, poi ve le faccio vedere. 5,7 è stato picchiato o picchiata dal partner, 14 ragazzi, 8 ragazzi per ha subito violenza sessuali e molestia, violenza nei confronti dell'ex partner o dell'attuale o chiamare insistentemente per controllare la posizione. Devo sapere in ogni momento dove sei, con chi sei, cosa fai. Utilizzare un linguaggio violento, manipolare emotivamente la persona per indurla a fare qualcosa contro la sua volontà, imputere timore attraverso l'atteggiamento violento. Questi sono alcuni dei comportamenti, queste ricerche ci sono tutte tutte opere access che potete soprattutto chi vagamente svolge attività di studio che si avvicinano a questo tema. Non ci Ci sono differenze significative tra maschi e femmine? Sembrerebbe che i primi maschi agiscano maggiormente rispetto alle cotarie alcuni tipi di violenza o e soprattutto tutto quello che riguarda far girare immagini nude, seminude, tutta la parte di girare immagini online sono più maschi. Poi abbiamo tutta la parte ovviamente di sextin, sextorer, ma questo lo conoscete tutte perché io non so che le sapete ste robe. So che sapete perfettamente che non si può fare. So che avete e che sul passaggio, emozione, pensiero, azione, magari saltate un po' il pensiero, pensate perché questi sono tutti reati e oltretutto sono reati che da noi non è che proprio proprio pastino così, ci sono delle conseguenze oggettive. Ricordatevi che dai 14 anni siete pereguibili, io me lo ricordo. Allora, siete in una relazione, quanti dimostrano in una relazione amorosa? Forza, io sono in una relazione, sono sposato ha 36 anni. Siete sposati? Siete sposati? Siete sposia? Lo so. Ok. Allora, se la vostra relazione amorosa è basata sul rispetto, che è esattamente il contrario dell'odio, avete queste emozioni. Poi ce ne saranno anche altre, però prevalgono. Condivisione. Il piacere del fare cose insieme, signori, alcune, no, tutte. Lo stare insieme perché si è innamorati non prevede che qualsiasi roba la facciamo sempre insieme. Un'altra è libertà. Io come essere umano, Valerie, rimango libera pur essendo sposata con lo stesso uomo santo, eh, ve lo dico, da 36 anni, ma io prima rimarco Valerie, sono una collega, sono un'amica, sono una madre, sono una moglie. Certo, poi tutto sono io. Il famoso sé che avete studiato. Prima c'è il nostro sé, poi c'è la declinazione nei ruoli. Quando siete in una relazione Lo spazio di libertà deve sempre essere garantito. Ascolto, ascolto dell'altro, ascolto delle parole, la cura delle parole, del corpo, dei messaggi detti, di quelli non detti. Ragazzi, allegria. Allora, nel nostro centro, Stefania lo conosce bene, passano tanti ragazzi, tantissimi ragazzi della vostra età, passano anche dei ragazzi che sono in coppia. Allora, per essere vecchi avete un sacco di anni. Questo è il periodo della in cui se state in una coppia un bel po' d'allegria che è una gioia di un'esplosione veramente. Io guardate copertine di vano patrimonio dell'UNESCO ma io sottoscrivo. Però io ho 56 anni ragazze voi siete molto più giovani. Nella vostra coppia questa sana gioia esplosiva ci deve essere felicità. Stare insieme ragazzi è difficile. Chi di voi ha una relazione lo sa. Se la relazione non rende felici non siete obbligati a starci. La felicità all'interno di una relazione è un viaggio. Non siete obbligati a stare in una relazione. Realizzazione. Vi racconto sta storia. A Como, da noi c'è un istituto tecnico di altissimo livello di questi che sta meccatronica, ste robe strane. Quinto anno facciamo il nostro progetto con poi lo spettacolo teatrale. Un ragazzo del quinto anno ci racconta la sua storia. Bravissima scuola. I professori li eh lo invitano a rispondere a un bando della Comunità Europea che dava la possibilità ai ragazzi che studiamo sta roba di andare in Inghilterra a tempi per fare un master di specializzazione di un anno tutto spesato in quella roba che studiva lui. Contentissimo dei professori di diplomatici la puoi fare questo giustamente risponde fa tutti gli stand o ragazzi che si vince borsa di studio. Contentissimo va dal sua fidanzata, siamo giù se mesi. Vado alla fidanzato. Bello, pratizzazione bella roba. Condivido con te. So che tu mi ascolti, starai con me felice e ti condivido che sto andando in Inghilterra un anno fa, una roba meravigliosa. Lei che cosa ha detto? È stata più sopraffina. Ha usato ha usato quello che già vi è stato raccontato, il ricatto comincia sempre con un se o con un ma. Mentre parlava ho proprio detto, guarda questa la riga. Se tu mi amasti veramente tu non faresti Cosa? Se tu mi amassi veramente la nostra la nostra relazione, vi sentite coi dalla cosa, ragazzi. Comincio proprio mi fermo a parlare dopo. Eh, se tu preferisci quella roba lì, vuol dire che non mi ami. Attenzione al ricatto emotivo. Già vi è stato spiegato ma vi aggiungo sp. Comincia sempre con un s. Dopodiché si inserisce il sentimento che unisce le due persone. Amicizia, amore. Se tu mi amasti veramente, dopodiché ti dico cosa devi fare e tu faresti questo per me. Tu non faresti questo. Allora, se lo fanno i bimbi di 6 anni, il primo elementare fa parte del pacchetto. Sono piccoli, sono egocentrici, se tu sei veramente la mia migliore amica, giochi solo con me. Ok. A 6 anni ci sta egocentrismo infantile ce la mettiamo da parte. 16 17 18 anche di più. È un suo tutta la linea. are in una relazione deve darvi la possibilità di diventare il meglio di ciò che potete essere. Deve essere una spinta alla realizzazione dei progetti individuali che poi evviva si condividono. Ma nel momento in cui c'è la mancanza di levertà e il blocco della realizzazione c'è qualcosa che non funziona, comincia quello scarto di potere che non diventa più una condivisione, come ci è stato detto benissimo, c'è uno scarto di potere e qua la roba non va bene. L'ultima, ragazzi, La complicità la conoscete perché sicuramente c'è qualcuno che è sufficiente che voi guardiate tra i vostri amici e sapete già che già guardandovi quello che pensate è esattamente la stessa cosa. C'è un professore che ha la lavagna vestito in maniera buffo, dice qualcosa di buffo, si sta comportando in modo buffo. Voi siete davanti, vi viene da ridere, vi girate verso il vostro compagno. Chissà che vi girate, eh perché vi sta aspettando. Vi girate, vi guardate, vi scoppiate a ridere. Sapete cosa vi state dicendo. Il professor Professore Siurfa che ha ragione, vi chiede avete voglia di condividere, voi dite no. Pensate vivere in una coppia, una coppia amorosa in cui questa cosa non succede. La tristezza questa ci deve essere, tanto perché è bella. Poi è ovvio che ci saranno momenti di rabbia, di tristezza, di fatica, però sappiamo che se ci sono queste la coppia è una coppia che si basa sul rispetto. Già mi è stato detto, già questa questa emozione, questo sentimento già vi è stato presentato. eh si basa sul rispetto diverso è stati a Napoli, il primo post sesto, i ragazzi di Napoli ce l'hanno spiegata così. Valeri, Valeri, Valerie, noi abbiamo questo modo di dire quando siamo insieme. Tu di cosa mia è detto in maniera spiritosa, va bene, ci ridiamo sopra, però attenzione, come esseri umani noi non possiamo possedere altri esseri umani. Possiamo possedere animali, possiamo possedere ha attivato il suo superist. Ma visto che noi due siamo insieme, tu devi fare quello che dico io. Possesso e guardate che la maggior parte dei reati che noi vediamo non sono reati di gelosia, una balla. La gelosia è la paura di perdere l'amore dell'altro. Sono reati basati sul possesso. Visto che non puoi essere mia o mio, tu non puoi essere di nessuno. E io che cosa faccio? Proprio come nell'odio, prendo e ti rendo oggetto. Se sei oggetto io posso disporre di te come preferisco. Attenzione, umiliazione, far sentire l'altro meno di ciò che è. Guardate quante delle cose che stiamo elencando sono ciò che ci siamo detti fino adesso. L'umiliazione, far sentire l'altro meno di ciò che è, farlo sentire piccolo, farlo sentire farlo sentire inadeguato. Rabbia allora che ogni tanto ci si arrabbi, ce la mettiamo da parte, ma in una relazione dove perennemente c'è rabbia. Guardate, l'altro giorno sentivo il podcast sul post eh sul delitto della povera ehm Giulia Cecchettin hanno letto i suoi diari ed è emerso che per gli ultimi due tre mesi il sentimento, anzi l'emozione costante era la rabbia. Questi due hanno fatto 3 mesi costantemente arrabbiati. Insomma, voi sapete quanta energia serve per alimentare la rabbia? 3 mesi in una relazione arrabbiati. Ma ma che no? Se non si risolve vuol dire che siamo in un punto dove si va per strade diverse soprattutto anni. Gelosia, la paura di perdere il favore dell'altro. Io ho il diritto di essere gelosa. Mia emozione, ragazzi, mia responsabilità, la risposta non è visto che io sono gelosa, allora tu devi fare quello che dico io perché io sono gelosa. Visto che io sono gelosa, tu non puoi uscire con quegli amici tuoi. Tu provi l'emozione, tu sei responsabile di quell'emozione. Non puoi dire all'altro che cosa deve fare, perché te provi l'emozione tua te la gestisci tu. Certo che è giusto che tu il rispetto, il riconoscimento. Questo è un altro pai di maniche. L'imitazione dove sei, con chi sei, cosa fai? E ultima è la chicca di controllo. Controllo, passa il costante posizionamento di dove sei. Una delle cose più belle che ci è stata raccontata, una ragazza eravamo cellulare a carissima amica, purtroppo la carissima amica stava passando un periodo estremamente difficile. Si sono racc un sacco di cose queste due ragazze, la ragazza che ci ha fatto la la confidenza, ci ha detto che lei il suo fidanzato, queste cose però non le aveva raccontate per parlavano l'amica sua, non c'ha avuto voglia di raccontargliele. Esce una sera con il suo ragazzo comincia a fare domande strane su quello che stava accadendo alla famiglia dell'amica. Lei era assolutamente certa di non aver raccontato nulla. Interrompe la serata, va a casa, il fratello molto più grande si accorge che c'è qualcosa che non va e le chiede Cosa è successo? Guarda che il tipo sta roba che però non dovrebbe sapere. Io o le dette verbalmente o sono scritte sul cellulare. Fratelli giovata sul cellulare. Assolutamente no, non lo lascio mai fuori di vista, oltretutto una chat privata, sono sicura. No, vabbè dai, vieni qua che vi cellulare. Metto fratello, non ha già capito? Si mette a guardare e scrollare tutta la comunicazione di WhatsApp tra sua sorella e il fidanzato. Scrolla, scrolla, scrolla che ti va su un bel link. Chiede alla sorella sto link. No, no, no. No, lui mi ha detto di pigiarlo, cioè perché è per il contratto, per pagare meno. In realtà lì, fratello pigia, lì che cosa era? Era una nappa che è stata scaricata sul cellulare della nostra meravigliosa ragazza che faceva un bel copia di colla su mail di tutto quello che lei scriveva sul suo cellulare. Lui aveva praticamente un gemini antel che praticamente scriveva tutto quello che la ragazza digitava. Volete sapere? Qualcuno interessato rispetto? Ok. Attenzione, controllo. Ragazze, ragazze, io le faccio l'esempio di un ragazzo, credetemi, vai, vai che le ragazze sul controllo, l'immazione possesso sono fortissime. Non pensate che la narrazione sia solo maschile, non sono solo vittime, anzi proprio su queste sono molto molto forti. Fatevi una domanda. Allora, ragazzi, pensate a questa cosa. stare in una relazione chiede impegno e fatica e questo se siete in una relazione lo sapete, voi avete la libertà di scelta se avere cura, cura della relazione, cura delle parole, cura dei comportamenti, cura dei gesti e avere una relazione rispettosa oppure avere una una relazione violenta. Guardate che la costruzione di una relazione violenta è una scelta, eh, non è imposta, è una scelta. Voi potete scegliere quali che tipo di relazione volete creare con le persone con cui avete questa relazione? E potrebbe dirmi, "Ma perché se uno è in una relazione violenta non se ne va? Perché vista da fuori è molto più facile che vista da dentro e da fuori vabbè popcorn la guardo mi è chiaro, ma se io sono dentro è totalmente diverso. Come Benedetto ci ha detto una ragazza, 19 anni, Napoli, purtroppo per lei famiglia viol issima ha fidanzato una 15 anni quindicina d'anni più di lei dopo l'ennesimo episodio di violenza domestica veramente molto importante, gli dice senti vai a casa tua e casa mia ti manca l'ultimo anno di scuola superiore è successo d'estate dal quarto e il quinto anno. Vieni da me, ti porto io a scuola la mattina a pranzo ti vengo a prendere mangiamo insieme poi io torno a lavorare e almeno al sicuro. Lei non se lo fa ripetere due volte mette in una borsa quattro cose, va via la casa e va a vivere da lui. Tutto a posto tutta l'estate. comincia la scuola ed è vero che lui la porta a scuola ed è vero che la va a prendere all'ora di pranzo ed è vero che pranzano insieme, però c'è un problema che lui non le dà un mazzo di chiavi di casa e tutti i giorni esce alle 2: la chiude in casa e lei deve aspettare alle 7:00 di sera che torna. Sì, sì, puoi andare, ma questa la dobbiamo spegnere o se ci sono io. Ah, ok. Vabbè, quando poi alla fine tutto il nostro intervento, giustamente due domande una ragazza intelligente se le fate Mi abbiamo chiesto è una relazione violenta, la riconosci? Detto sì. Tu cos'è che ti impedisci di uscire? Perché c'è una relazione, perché io a casa non posso tornare perché ho una famiglia troppo violenta e non penso di trovare un'altra persona. Ci sono situazioni assurde, estreme. Eh, promesse. L'uom tanto ha detto che cambierà, tanto ha detto che lei non lo farà più, ha detto che diventerà una persona migliore. Se poteste essere in grado di farlo, l'avrebbe già fatto negazioni, no? No, ma non è violento. No, ma guarda che non è che mi limita un anno e mezzo in una relazione fin quando gli amici che scuotano un po' tesoro mio. Ma ti rendi conto? Un anno e mezzo negato completamente. Paura di rimanere soli. Una volta una ragazza ce l'hai esplicitato. Sono in una relazione violenta, lo so, ma dopo 2 anni di relazioni non ho più amici. Lui ha fatto una bella opera di pulizia di amici, per cui devo scegliere. O rimango da sola, perché se sto dalla relazione c'ho più am Oppure rimango in una relazione che non mi rende felice, ma almeno ho una relazione. Lei ha scelto di rimanere scelta scenta. La paura della solitudine era più grande. Paura di ritorsioni e sì, però mi ha detto che fa male a mio fratello, mia sorella, mia mamma, mio papà. Perdita di indipendenza agli adulti presenti in sala che hanno figli. Chi è stato raccontato dai ragazzi Valerì o io sono in una relazione detto da una ragazza perché non sono mai padri di uomini a stavano? Eh, io posso uscire se ho fidanzato, mio padre e mia madre da sola fuori non mi fanno andare. In questo momento preferisco una relazione un po' violenta, perché c'è un po' violenta e violenta, c'è anche una scala secondo i ragazzi, eh, però per posso uscire per cui c'è per alcuni c'è una connessione tra il fatto di avere un fidanzato e che uscire pressione dei pari, ma è tanto un bravo ragazzo, è tanto una brava ragazza, anche un'altra così non la trovi. Mi sembra che vabbè dipendenza emotiva del partner. Non penso di farcela senza carenza di informazioni. Tantissimi non sono in grado di riconoscere una relazione violenta, cioè non lo sanno, non sono in grado più non hanno informazioni. Un po' questo voler portare, questo voler dire, questo raccontare, questo condividere ha proprio questo come obiettivo. Noi sappiamo che queste due informazioni ve le do. Allora, ci sono dei percorsi come quelli che facciamo noi, soprattutto per voi ragazzi che fate scienza umana. Allora, entrare, fare prevenzione e dare progetti di prevenzione. In realtà sappiamo che ha dei risultati molto positivi perché perché quando noi andiamo e abbiamo una serie di scuole, blocchi di 70 persone e poi li vediamo in teatro 800 noi in quella masta possiamo potenzialmente avere ragazze e ragazzi che sono vittime, però potenzialmente abbiamo anche ragazzi e ragazzi che sono dienti. E guardate che tanti non se ne rendono manco conto a noi. Guardate regolarmente si avvicina qualcuno o io non l'ho mai limitazione, possesso e controllo fossero forme di violenza. La risposta è scegli che tipo di partner vuoi essere. Fare prevenzione, parlare. Girate le informazione, un po' come l'appello che è stato fatto dai colleghi precedenti, parlatele, fate girare le informazioni, comunicate, raccontate ciò che è rispettoso, ciò che è ehm che è corretto, perché più parliamo, più giriamo le informazioni, più sappiamo che possiamo veramente fare fare la differenza. Potete parlare di temi come cosa vuol dire stare bene in una relazione, cosa vuol dire il controllo e il potere, la disuguaglianza nella coppia. Ne abbiamo parlato abbondantemente oggi in maniera meravigliosa tutti gli stereotipi. Una lista lunghissima. Mentre parlavate mi è venuta in mente una cosa che mi è successa tempo fa. Ero in un'università di Milano molto nota. Stavo facendo una conferenza sempre di questo genere. Eh c'era il sindaco di una delle città limitrofe, molto conosciuto, non diciamo io ho fatto tutta la mia conferenza è andata bene, già ci troviamo dopo a bere il caffè. Gli organizzatori della conferenza vanno dal sindaco della città in questione, gli chiedono cosa ne pensa dei dati di quello che ha detto la dottoressa Moretti. La risposta è stata sicuramente sarà stato interessante le sue gambe decisamente meglio. Ero in donna, non ho manco più messo una donna. Quando vado a fare la conferenza non metto più le donne. Dico ho 56 anni, però sei messo male e sì, quella cosa mi ha ferito tantissimo. Assolutamente sì. Lei ha assolutamente ragione. Lei ha assolutamente ragione, però assolutamente ragione. No, no, no. Attenzione, lei ha assolutamente ragione. Attenzione però, scusate, scusate, scusate. Ok, lei ha assolutamente ragione. M c'è un elemento eh che per una persona come me che fa il mio lavoro, le mie parole sono veramente importanti e se so che c'è il rischio che anche solo una persona nella sala si perda le mie parole perché si fissa sulle mie gambe, preferisco che si fissi sulle mie parole e io mi metto un bellissimo par di pantaloni e libertà anche quella di dire in che modo io Posso condizionare quella persona a seguire ciò che dico, poi quando esco sono fuori nell'ambito professionale, la moll quello che voglio. Ma in quel momento per me è più importante che con l'attenzione si sia sulle piano un bellissimo pantone per gli immobili fa la differenza. Prego su figuri. Poi ragazzi, questo per me è importantissimo. Sì, perfetto. Allora, qua è proprio l'ultima perché ci rifacciamo quanto hanno detto i colleghi ragazzi. Oggi avete avuto tutti le informazioni per farlo. Leggete in maniera critica tutto ciò che vi arriva sui social. Siete voi, ma voi siete grandi, non siete piccoli, fermati, vi sono stati dati degli strumenti meravigliosi. Vi è stato detto che ci sono delle leggi che proteggono. Focalizzatevi. Voi veramente potete fare la differenza. Scegliete che tipi di relazione volete costruire sia a livello amic che a livello amoroso. In bocca al lupo per tutto. È finita. Allora, un caro un attimo un attimo un saluto finale. Chiedo ai ragazzi di sedersi 2 minuti, ma proprio per un saluto finale. Allora, io non posso fare altro che ringraziare la professoressa Petrilli, il professor Femia che chiamo tra l'altro qui al tavolo, così magari Facciamo una foto anche insieme Stefania Talsiu e Valerio Moretti per un lavoro.