NotebookLM: https://notebooklm.google.com/notebook/9d0df337-6b30-461c-9142-7207ca275ac3 Certamente. La registrazione contiene una serie di interventi in un contesto che sembra essere un convegno o un seminario incentrato sulla violenza di genere e il discorso d'odio. Di seguito trova la trascrizione completa del contenuto audio fornito, con le opportune citazioni: ### I. Apertura del Convegno e Introduzioni Una voce introduce l'evento: "Buongiorno. Andiamo lavori". Si rivolge a un gruppo, dicendo di non capire queste cose perché "per me fatto. Zitti, zitti tutti". Viene introdotto un "Triennio particolarmente ricco questa mattina". L'organizzatrice ringrazia i ragazzi e i docenti per l'attenzione data alla tematica nell'ambito della **"tematica mondiale della violenza del genere"**. Si scusa per l'assenza di una relatrice (una magistrata del Tribunale Fermino di Milano) a causa di un "problema importantissimo". Il lavoro è iniziato tre anni fa con Sabina di Taranto, parlando di **"violenza di generi di reati sui minori"**. Successivamente, si è lavorato su un "percorso di approfondim che è stato quello della **violenza economica**". L'anno scorso è stato approfondito il problema della violenza economica anche attraverso il fenomeno sociale del **"gender"**, con Francesca Bianchi, sociologa dell'Università di Siena. L'obiettivo per la mattina è lavorare sulle **"spe"** (presumibilmente *hate speech*) e sul **"parlare con anche sui social, perché è ormai un allarme che ricopre un po' tutta la nostra quotidianità"**. Viene presentata la professoressa **Raffaella Pitbi** (Petrini), filosofa dell'Università della Tuscia, co-curatrice con **Diego Femia** del libro *Di cosa parliamo quando iamo con odio*. L'obiettivo del lavoro è "soffermarsi sulla ehm sul problema del **discorso d'odio**, ma non solo". La mattinata si concentrerà sulla **"differenza tra odio, discorso d'odio e discorso di incitamento all'odio che porta all'azione"**. Seguirà un aspetto normativo con l'avvocata civilista **Stefania Passiu**, che parlerà di "libertà d'espressione" e "responsabilità di libertà d'espressione". Infine, interverrà **Valerio Moretti**, psicopedagogista, che si soffermerà sulla "promozione che possa un'azione distruttiva soprattutto nelle coppie". L'impegno è di "fare il punto della situazione, di capire bene Cosa significa un discorso d'Idio?", nonostante non ci sia una "definizione precisa per cui c'è una questione definitoria aperta". Viene sottolineato che è "difficile parlare di un reato se non c'è una definizione". L'organizzatrice incoraggia i giovani a collaborare per capire "quale attività noi possiamo svolgere insieme" per intervenire nella "dimensione quotidiana" e "concretamente per cambiare le cose". Si ribadisce che la violenza può partire "dalle femmine nei confronti dei maschi" e che l'obiettivo è evitare un "mondo violento" per il futuro. Vengono presentati in modo più preciso i relatori: * **Raffaella Petrini:** Insegna teoria e filosofia del linguaggio all'Università della Tuscia a Roma/Viterbo. Le sue ricerche sono dedicate alla teoria dei linguaggi, alla storia delle idee linguistiche e all'analisi del discorso. È responsabile del progetto **Cielo** (*conoscenza e educazione per il contrasto al linguaggio dell'ordo*), simile al progetto dei giovani pensatori, che ha costruito una rete di scuole. * **Diego Femia:** Coautore del libro *Di cosa parliamo quando parliamo con odio*, ricercatore di filosofia e teoria dei linguaggi presso l'Università della Tuscia. Si occupa di analisi dei media in prospettiva semiotica e collabora al progetto Cielo. ### II. Intervento di Raffaella Petrini: Che cos'è il linguaggio dell'odio? La professoressa Petrini prende la parola, ringraziando gli organizzatori e la professoressa Barile per l'invito, che permette di portare i risultati del progetto "alle persone più direttamente interessate, cioè ai giovani". Chiede di poter essere interrotta per qualsiasi dubbio. Il problema fondamentale è che, sebbene tutti sappiano che l'odio e il linguaggio dell'odio esistono, soprattutto online, quando si chiede "qual è il linguaggio dell'odio?", manca una definizione precisa. Senza una definizione, è difficile creare un percorso di sanzione. Viene posta la distinzione tra la "discussione veemente, no? La discussione emotivamente forte" e l'odio che "mina, distrugge, le fondamenta delle del nostro vivere insieme perché l'odio è la distruzione dell'altro definitiva". La prima cosa da fare è **distinguere** queste due cose. Si parte dalla **misoginia**. Le domande a cui si cercherà di rispondere sono: "che cos'è e che cosa la distingue dalle altre forme di odio". Le forme di odio sono cinque, manifestate a seconda del target: 1. **Misoginia:** Viene da *misos* (odio) e *guineè* (donna), quindi "odio contro le donne". Questa tradizione è antichissima, risale ai Greci classici (2400 anni fa). 2. **Attacco all'individuo:** Si allarga ogni giorno (es. professori, infermieri). 3. **Razzismo**. 4. **Xenofobia**. 5. **Hate speech** (linguaggio di incitamento all'odio): "quella forma di pubblica usata da chi ha potere in qualche modo per convincere chi lo segue che un certo target va eliminato". Queste tipologie sono diverse, ma sono da ricondurre alla cultura. Le nostre società democratiche sono costruite sul criterio dell'**uguaglianza**. Tuttavia, il linguaggio dell'odio crea **"spazi di diseguaglianza"**, dove il criterio fondamentale della vita comune è disatteso. Una delle cose che l'uguaglianza consente di fare è **parlare**, avere il "diritto di parola". Il discorso d'odio mira a togliere questo diritto: "Tu non hai il diritto di parlare, cioè tu sei fuori". Il danno del linguaggio d'odio è "concettuale, simbolico, democratico", mirando a buttare fuori l'individuo dal "consesso democratico". La risposta al perché esista l'odio è che **"l'odio è un fatto culturale"**, che proviene da una **"cultura delle società tribali"**. Questa cultura non si basa sull'uguaglianza ma sulla **"prevaricazione da parte del più forte"**. Nella cultura tribale, chi è più forte vince e decide della vita degli altri. * Non esiste l'uguaglianza di genere: "Le donne non hanno la stessa libertà degli esseri umani maschili, ma hanno un ruolo su ordinato". * Il diritto di parola è riservato a pochi. * Chi non appartiene alla tribù del capo è un nemico da eliminare. Pericle, pur ricordato come democratico, era "un fazioso" che mandava in esilio i nemici. Nel caso della misoginia, la subordinazione delle donne è diretta. L'idea di una società democratica moderna fu formulata da **Platone**, che inventò la **scuola pubblica**. L'educazione pubblica era necessaria affinché i bambini non ripetessero le strutture del tribalismo imparate in famiglia. Platone propose che alla scuola pubblica andassero "maschi e femminili" in un contesto di uguaglianza. Anche se questa idea ha impiegato secoli per "lievitare", oggi viviamo nel contesto da lui immaginato. Tuttavia, il **"sostrato tribale"** riemerge, e il linguaggio dell'odio è una manifestazione di questa "antica abitudine culturale di trattare l'altro come se fosse inferiore". Se l'odio è culturale, "possiamo farci qualcosa", per esempio, attraverso **"un'educazione all'uguaglianza, alla tolleranza proprio in quel posto meraviglioso che sono le scuole pubbliche"**. La professoressa Petrini torna sul problema linguistico, affermando che non basta usare una parola come "cretino" per definire l'odio, dato che può essere usata anche "in modo affettuoso". L'odio si manifesta attraverso il **discorso**, ovvero **"il modo in cui io comincio a parlare con l'altro e attraverso le parole manifesto la mia superiorità"**. Il discorso di **incitamento all'odio (Hate Speech)** deve avere una struttura discorsiva con quattro caratteristiche: 1. Deve dire **"io"** e riferirsi al parlante che si pensa potente. 2. Deve dire contro chi è rivolto, il **target**. 3. Deve parlarne alla **terza persona**, perché in questo modo "l'odiato sia messo alla terza persona" e non possa rispondere, venendo tenuto "fuori dal cerchio del discorso". 4. L'interlocutore (quarto punto) deve essere segnalato come parte della stessa tribù. Questa struttura è stata testata e funziona sui social. Tuttavia, la **misoginia** è diversa rispetto a questo schema verbale. Nelle forme più catastrofiche (es. femminicidio), l'autrice di violenza è spesso qualcuno che ha un rapporto quotidiano con la donna (fidanzato, marito). La donna non è indicata come "loro" ad un livello personale, ma è "subordinata per cultura". La caratteristica fondamentale del discorso misogino è che **"le donne essendo subordinate secondo la tradizione tribale"**, il loro pensiero e la loro parola non contano: **"Quello che tu pensi, quello che tu dici non conta niente"**. Viene citato un esempio letterario da *Orgoglio e Pregiudizio* di Jane Austen, dove Mr. Collins risponde al rifiuto di Elizabeth dicendo che la sa "meglio di te" che lei in realtà vuole sposarsi, ma lo fa "un po' per scena". La violenza in questo caso non è fisica, ma sta nel fatto di dire alla donna: **"so meglio io di te quello che tu pensi, lo so meglio di te"**. Anche la musica rap o trap contemporanea mostra la "superiorità maschile, denigrazione di chi viene considerato debole" e la femminilità è ridotta a "oggetto di disprezzo o al massimo veicoli desiderio sessuale". La ricercatrice ha notato che i risultati sono "costanti nel tempo, quanto oggi non ha cambiato niente". ### III. Commento e Transizione L'organizzatrice riprende la parola, evidenziando che l'odio torna a un **tribalismo costante** e che i testi musicali sono un veicolo di questa cultura. L'hate speech è "l'atto di linguaggio che punta a relegare il proprio bersaglio in una condizione di subordinazione" e che crea "vere e proprie **assimetrie sociali**". Quando ciò che le donne pronunciano "non viene tenuto in considerazione in quanto femmine e donne", si perde la possibilità di interagire sullo stesso piano. L'obiettivo è impedire che questo tribalismo si sostituisca ai "principi di uguaglianza, no? Al nostro articolo 3 della Costituzione". Viene citato un recente episodio di aggressione e stupro a Gallarate dove "nessuno è intervenuto". ### IV. Intervento di Diego Femia: Il Sessismo Gentile Il professor Femia inizia il suo intervento intitolato "prima dire che cosa cara, bella, dolce", riflettendo sull'uso di **"parole apparentemente gentili"** (cortesia) per distorcere l'asimmetria con le donne. Questo linguaggio, che precede l'odio palese, è una parte importante della violazione di genere. **L'odio contro le donne non inizia con "devi morire", ma con "cara, bella, dolce, gentile, maestra"**. L'opposto dell'odio non è l'amore, ma **"il riconoscimento recido, è il rispetto"**. La misoginia toglie autorevolezza e parola prima dell'insulto. Le parole possono "preparare il terreno perché quel figlio [violento] sia pensabile". Viene presentata la ricerca sui commenti online ai post di 84 politici italiani su Facebook nell'arco di circa 12 anni, analizzando 13.500.000 commenti. La risposta alla domanda se ci fosse differenza nel modo di rivolgersi online a uomini e donne è: **"sì, c'è una dannata, enorme differenza sistematica"**. La differenza passa per due dettagli: 1. **Appellativi:** Come ci si rivolge (Ministra, Onorevole, Signora). 2. **Aggettivi di cortesia:** (Cara, gentile, illustre, o per le donne: bella, dolce, sexy). Verso gli uomini, compaiono appellativi legati al ruolo e alla competenza. Verso le donne, aggettivi come *cara*, *bella*, *dolce*, che aprono a un piano più personale, confidenziale e fisico. Esempi di sessismo gentile: * **Paternalismo:** "Carissima Anna, aggiungimi tra i tuoi amici, sei proprio simpatica." (Il ruolo di deputata è oscurato dall'intimità forzata, è trattata come una "ragazza simpatica"). * **Bellezza contro Competenza:** "Cara Maria Elena, sei una bella donna, ma in politica sei una delusione totale. Non capisci niente di quello che dici." (La struttura è "riconoscimento" sull'aspetto, seguito dalla rimozione di ogni competenza politica). Questa struttura ("bella ma incapace") è stata riscontrata **solo** nei confronti delle donne. Per le donne, "il corpo e l'aspetto restano sempre sul tavolo della discussione". * **Ordine di Silenzio:** "Ministra farebbe bene, farebbe bella figura starsene zitta." (Passaggio netto dal tono educato all'ordine di silenzio). Questa frase **"mette fuori discorso"**, ed è "il cuore dell'odio misogeno". Il sessismo gentile prepara il terreno per le forme esplicite di odio e violenza vera e propria. Consigliati i **"Anticorpi linguistici"**: 1. **Chiamare per ruolo** e usare un aggettivo di cortesia adeguato al ruolo, non il vezzeggiativo. 2. Chiedersi se l'aggettivo che si sta usando sottolinea "competenze, idee, lavoro" o si focalizza su **"aspetto fisico, sulla simpatia e sul carattere carino"**. 3. **Non normalizzare mai il sessismo gentile**, non "rilanciate, non premiate, non mettete like sotto questo genere di commenti". La violenza contro le donne "non comincia il giorno in cui uno alza le mani, ma comincia molto prima, nelle fasi che ridicolizzano, infantilizzano, zittiscono, che riportano le donne al loro posto, un posto che io uomo ho deciso per loro". ### V. Introduzione all'Intervento Normativo e Aneddoti Personali Viene introdotta l'avvocata **Stefania Passiu**, avvocata civilista consulente legale dell'associazione "sicura" che si occupa di donne maltrattate. Il suo ruolo è dare "qualche indicazione specifica A livello normativo" sulla **"responsabilità dell'espressione"**, facendo riferimento agli articoli 2, 3, 21 della Costituzione. L'avvocata Passiu racconta due aneddoti per sottolineare la persistenza del tribalismo: essere chiamata "l'assistente dell'avvocato Gallo" dopo 30 anni di professione, e l'incontro con ragazzini di seconda media che affermavano che "L'uomo deve lavorare e la donna deve stare a casa e occuparsi della casa e della famiglia". ### VI. Intervento di Stefania Passiu: La Responsabilità Normativa Il punto fondamentale dell'analisi normativa è il **"limite alla manifestazione del pensiero"**, soprattutto in relazione ai messaggi di incitamento all'odio e alla discriminazione. **Definizione di Discriminazione:** Un atteggiamento che tende a "Ale [porre fuori] nelle condizioni di parità nei confronti di persone che possiedono specifici connotati" (razza, genere, religione, orientamento sessuale, origine etnica). Si distingue tra *hate crimes* (reati accomunati dalla matrice del pregiudizio) e *hate speeches* (manifestazioni di pensiero che esprimono disprezzo). **Diritto Internazionale ed Europeo:** * Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948): Garantisce la tutela da ogni discriminazione e incitamento. * Convenzione di New York (1966): Impegna gli Stati a eliminare ogni incitamento alla discriminazione raziale. * Patto sui diritti civili e politici (1966): Impone agli Stati di vietare qualsiasi appello all'odio raziale, nazionale, religioso che costituisca incitamento. * CEDU (1950): Vieta la discriminazione. L'articolo 10 richiede che siano poste **limitazioni alla libertà di espressione**, perché comporta **"doveri e responsabilità"**. * Carta di Nizza (2000): Individua la dignità umana come valore inviolabile. La Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha consolidato la giurisprudenza: **l'incitamento all'odio non richiede necessariamente il riferimento ad atti di violenza o delitti già consumati**. Gli Stati devono intervenire se vi sono discorsi d'odio che provocano offesa alla dignità. Gli indicatori per individuare l'incitamento includono: il modo, il linguaggio, il contesto, la qualità dell'autore e la posizione di debolezza del destinatario. La Corte legittima l'ingerenza statuale punitiva in presenza di manifestazioni d'odio che minano i principi di uguaglianza, dignità e libertà. **Esempi di Giurisprudenza CEDU:** * *Ferret v. Belgio* (2009): Condanna legittima per volantini che incitavano contro l'islamizzazione e chiedevano il rinvio degli extracomunitari, poiché rischiavano di suscitare "paura, rifiuto e perfino odio nei confronti degli stranieri". * *Guntoş v. Francia* (2003): Un discorso è incitamento all'odio se mina la dignità umana, anche se non ha direttamente quel fine (si va "oltre l'intenzionalità"). * *Videland v. Svezia* (2012): Discorsi d'odio sull'orientamento sessuale sono "una forma di discriminazione grave quanto quella fondata sulla razza". La Grande Camera della CEDU (*Delfi*, 2015) ha sottolineato che i **portali web hanno doveri e responsabilità ancora maggiori** nella diffusione di messaggi d'odio. L'Unione Europea ha istituito l'Internet Forum (2015) e un Codice di Condotta (2016/2018) che impegna le piattaforme a una rapida valutazione (entro 24 ore) e rimozione dei contenuti. **Legislazione Italiana:** La libertà di espressione trova limiti nel rispetto della dignità umana. Gli articoli costituzionali interessati sono l'Art. 2 (diritti inviolabili), l'Art. 3 (uguaglianza e pari dignità) e l'Art. 10 e 117 (obbligo di conformarsi al diritto internazionale). Le norme incriminatrici più rilevanti sono l'Art. **604-bis** (propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione) e l'Art. **604-ter** (circostanze aggravanti) del codice penale. La Corte di Cassazione (2008, n. 37.581) ha confermato la legittimità del 604-bis, sostenendo che l'Art. 21 (libertà di pensiero) **"non ha valore assoluto"** e deve essere coordinato con l'Art. 3 (pari dignità). Le norme definiscono come discriminatorio un comportamento che abbia l'**effetto** (non solo lo scopo) di vulnerare o distruggere il godimento dei diritti umani. **Nuovo Disegno di Legge (2025):** Viene presentato un disegno di legge molto recente (n. 1487, 13 maggio 2025) in materia di contrasto alle espressioni d'odio e alla diffamazione. Questo disegno di legge mira a introdurre **sanzioni amministrative (multe)**: da €1.000 a €10.000 per post, e da €10.000 a €100.000 per le piattaforme online. Introduce anche la nuova fattispecie di **"diffamazione collettiva"**. Nonostante i progressi normativi, resta aperto il **problema definitorio**. L'assenza di una definizione rigorosa rende il giudice soggetto a "arbitrio" nelle valutazioni, specialmente trattandosi di "reati di espressione". La definizione deve essere ricercata a livello di parola e di "struttura del discorso". Viene sollevato il tema della **giurisdizione internazionale** e del ruolo delle piattaforme come editori. L'avvocata sottolinea la necessità di **consapevolezza e formazione** (per ragazzi e genitori) sui pericoli della diffusione di contenuti online, specialmente per i minori. ### VII. Intervento di Valerio Moretti: Prevenzione della Violenza nelle Coppie Adolescenti (Team Dating Violence) Valerio Moretti, psicopedagogista, inizia definendo la **comunicazione** come il **"mettere in comune"**, il che implica la **responsabilità** di ciò che si mette in comune e la **perdita della proprietà**. Si introduce la **Team Dating Violence** (violenza in una coppia di adolescenti), definita come "fisico, sessuale o psicologico intenzionale da parte di un partner". La **violenza psicologica** è spesso legata alla parola: "insultare, minacciare, distruggere oggetti, isolare l'isolamento dagli amici, dalla famiglia, controllare movimenti, eccessiva gelosia". La **violenza fisica** include: "picchiare, schiaffeggiare, mordere, lanciare oggetti". Si discute il ciclo **emozione-pensiero-azione**. La violenza si verifica quando si **salta il passo del pensiero**, giustificando il comportamento con l'emozione ("Sono arrabbiato e reagisco"). Si ribadisce che **siamo responsabili dei comportamenti che associamo alle emozioni**. Le statistiche mostrano che il 41% degli adolescenti è stato vittima di violenza in coppia. Una relazione amorosa basata sul **rispetto** si basa su: **Condivisione**, **Libertà** (la persona rimane libera pur stando in coppia), **Ascolto**, **Allegria**, **Felicità** (non si è obbligati a starci), **Realizzazione** (spinta ai progetti individuali), e **Complicità**. L'opposto del rispetto è il **Possesso**, da cui derivano la maggior parte dei reati (non sono reati di gelosia, ma di possesso). Se non si può essere "mia o mio," si rende l'altro un **oggetto**. Elementi di relazione violenta: * **Umiliazione:** Far sentire l'altro inadeguato. * **Rabbia** (costante). * **Gelosia:** (La responsabilità di gestirla è dell'individuo, non dell'altro). * **Limitazione**. * **Controllo:** (Citato l'esempio di un ragazzo che ha installato un'app che copiava tutto ciò che la fidanzata digitava sul cellulare, il "gemini antel"). Si sottolinea che **anche le ragazze possono essere molto forti** sul controllo, limitazione e possesso. La costruzione di una relazione violenta è una **scelta**. Le vittime spesso rimangono per paura di tornare a casa, promesse di cambiamento, negazione, paura di rimanere soli, paura di ritorsioni, perdita di indipendenza, pressione dei pari o dipendenza emotiva. Molti non sanno riconoscere una relazione violenta. L'importanza della prevenzione e dell'informazione: "più parliamo, più giriamo le informazioni, più sappiamo che possiamo veramente fare fare la differenza". L'intervento si conclude invitando i ragazzi a leggere "in maniera critica tutto ciò che vi arriva sui social" e a scegliere il tipo di relazione che vogliono costruire. La violenza non comincia con le mani, ma con le fasi che "ridicolizzano, infantilizzano, zittiscono". Ogni parola è un'occasione per contribuire a una cultura di rispetto.